Tragica morte per un quindicenne di Marsala, il suo amico si dispera.

di Bianca (IV ginnasio, sez. H)

Un ragazzo riverso per terra in una pozza di sangue, l’altro lievemente ferito si dispera, grida il nome dell’amico e chiede aiuto all’automobilista in stato di choc che li ha investiti. Sono di poco passate le ore 19 ed un tranquillo tratto di strada alla periferia sud est di Marsala si trasforma in uno scenario agghiacciante tra gli occhi increduli e gonfi di lacrime dei primi passanti che cercano di soccorrere quel povero ragazzo che giace a pochi metri del suo scooter, lo stesso motorino per il quale aveva tanto pianto per poterlo avere e che ora gli ha strappato la vita. Salvatore Angileri, 15 anni, ha perso la vita ieri sera mentre stava attraversando, alla guida del suo Aprilia Scarabeo l’incrocio che attraversa la via Favara e congiunge le contrade di Sant’Anna e Ciavolotto. Non era da solo, divideva il sellino con un suo amico, rimasto ”miracolosamente” illeso; solo qualche piccolo graffio ed una lussazione ad una gamba” (Marsala Oggi, 1 Agosto 2013).

La disperazione di questo ragazzo mi ricorda la disperazione di Achille all’annuncio della morte di Patroclo. Nell’Iliade ci viene proposto da Omero un modello di amicizia che potremmo definire ”esemplare”. Omero ci narra del forte legame che c’è tra Patroclo e Achille. Patroclo e Achille sono due amici inseparabili, due anime diverse nel profondo, ma unite da una fedeltà assoluta.
Achille è l’immagine dell’eroe per eccellenza, un uomo di straordinaria forza, desideroso della gloria conquistata in guerra. E’ impulsivo, facile all’ira ed eccessivo nelle manifestazioni esteriori. L’episodio del I libro dell’Iliade consente di delineare uno dei tratti umani della personalità di Achille: nello scontro con Agamennone aveva dato sfogo alla sua ira e aveva rivelato il lato forte e orgoglioso del suo carattere, ma non tale da cadere in un’empia tracotanza come Agamennone.
Patroclo, invece, si distingue per la sua nobiltà d’animo. Egli non ha come Achille il culto della vita eroica. Patroclo appare in battaglia con le armi di Achille, e i Troiani, credendo che fosse figlio di Peleo, fuggono in ritirata. Intanto, impetuoso e incauto, ha dimenticato la raccomandazione del suo amico di non esporsi troppo.
Patroclo tenta per tre volte di assalire le mura della città nemica, finché Apollo, invisibile perché avvolto in una fitta nebbia, lo percuote con la mano sulla schiena e gli fa cadere di dosso le armi. L’eroe è ancora intontito dal colpo ricevuto, quando subisce un attacco da Euforbo. Quando Ettore vede Patroclo che, ormai stremato, sta tentando di ripiegare verso le file dei compagni, lo raggiunge e lo trafigge. Non lo vince, dunque, in un vero e proprio duello ma si limita a dare il colpo di grazia a un uomo ormai inerme. Achille, immobile vicino alle navi, lontano dal campo di battaglia è inquieto e turbato. Patroclo gli appare come una vittima sacrificale del suo onore, un sacrificio che lui non ha voluto e neppure immaginato e di cui tuttavia si sente responsabile.
L’amico di Salvatore ”si dispera, grida il nome dell’amico e chiede aiuto all’automobilista” e questo mi ricorda Achille.
Naturalmente la reazione non è identica, perché l’amico del ragazzo deceduto grida e chiede aiuto. E’ distrutto ma riesce comunque a comunicare e interagire, mentre inizialmente Achille non riesce neppure a rispondere ad Antiloco, perché il dolore che lo avvolge annulla la sua capacità di parlare e di dare forma verbale al dolore. Poi la sua reazione sfocerà in un urlo udito anche dalla madre Teti, nelle profondità marine. La cosa che accomuna Achille e l’amico di questo ragazzo è la disperazione e la consapevolezza di aver perso un amico, un compagno di vita a cui si era molto legati.

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« ‘A morte ‘o ssaje ched”è? …è una livella. »

di Pietro
(V ginnasio, sez. E)

La morte, fin dall’antichità, è stata sempre oggetto dei nostri pensieri. C’è chi l’ha affrontata, chi si è arreso, chi ha trovato in lei la fine di una vita sciagurata o, infine, chi l’ha considera come un confine da oltrepassare per giungere in paradiso.
Nel 1964 Antonio De Curtis, in arte Totò, scrive una poesia intitolata “ ‘A livella”. E’ ambientata in un cimitero, dove un malcapitato rimane chiuso. Questi assiste incredulo al discorso tra due ombre: una di un marchese e l’altra di un netturbino. Il marchese si lamenta del fatto che il netturbino si sia fatto seppellire accanto a lui, ma questi gli fa notare che non è stato lui a scegliere dove esser seppellito; vedendo che il marchese continuava con il suo lamento, il netturbino perde la pazienza e gli spiega che, indipendentemente da ciò che si era in vita, col sopraggiungere della morte si diventa tutti uguali.
Nu rre,’nu maggistrato,’ nu grand’ommo,
trasenno stu canciello ha fatt’o punto
c’ha perzo tutto,’a vita e pure ‘o nomme:
tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto.
La morte è brutta ma ha un pregio, quello di essere uguale per tutti. Quindi se nella vita uno ha goduto di onori e di privilegi e un altro invece ha vissuto una vita di stenti, difficoltà ed insuccessi, con la morte, che non fa sconti a nessuno, tutto si livella.
In conclusione la morte rappresenta un concetto di uguaglianza.
Oltrepassando il cancello del cimitero, ogni titolo nobiliare è perduto, vengono meno quindi i valori caratteristici della poesia cavalleresca e greco – latina. L’idea di una vita vissuta nel segno di imprese gloriose e atti eroici, non è più un modello su cui basare la propria esistenza perché alla fine non ci saranno né nobili né plebei.
La morte, quindi, è vista da un’angolazione opposta alla canzone medievale, dove l’uomo è al centro dell’universo.
Gli Eroi di ogni tempo, sono pronti a morire per nobili ideali o per la terra d’origine, certi di cadere per una giusta causa e, di conseguenza, di ricevere eguale ricompensa per le proprie azioni. Esiste, dunque, il criterio della retribuzione terrena dei meriti e delle colpe degli esseri umani.
Nel 778 d.C. muore il paladino più famoso di tutto il Medioevo, Orlando. Caduti in un’imboscata per mano di Gano, la retrovia di Carlo Magno, guidata da Orlando, combatte valorosamente ma, poiché in numero assai inferiore, deve cedere ai Saraceni. Orlando è tentato di suonare l’olifante, per richiamare il resto dell’esercito. Il prode paladino si rifiuta perché chiamare i rinforzi sarebbe causa di eterno disonore. Quando dopo il sesto attacco dei Saraceni rimangono pochi cavalieri, egli dà il segnale non per chiedere aiuto, bensì per richiamare l’attenzione di Carlo Magno, affinché veda che è morto coraggiosamente. Anche durante l’ascesa in cielo, egli, ormai privo di forze, si adagia sotto un albero. Desidera far conoscere a tutti il suo valore. Appare così nel duplice aspetto sia di valoroso e fedele paladino del Re Carlo, sia di perfetto cristiano e la sua fine diventa simbolo di morte esemplare:
Ha rivolto il capo verso a pagana gente:
l’ha fatto perché in verità desidera
che Carlo dica a tutta la sua gente
che da vincitore è morto il nobile conte:
Confessa la sua colpa rapido e sovente,
per i suoi peccati tende il guanto a Dio.
La livella, invece, che è uno strumento adoperato generalmente da chi lavora nel campo dell’edilizia per “livellare” una superficie, è utilizzata da Totò come metafora della morte, livellatrice di ogni tipo di disuguaglianza esistente tra i vivi, pensiero simile a quello dei nostri tempi.

 

 

 

 

ETERNI.ME: IMMORTALITÀ A PORTATA DI CLICK

di Andrew (V ginnasio, sez. E)

11 marzo 2014

Eterni.me, la vita continuerà sul web
Ecco il social network per i defunti

(www.tgcom24.mediaset.it)

Da poco è stato creato un nuovo sito internet chiamato Eterni.me da un gruppo di tecnici romeni e canadesi che hanno l’obiettivo  di permetterci di comunicare con i nostri cari e con gli  amici anche dopo la nostra morte. Questo sito sarà a tutti gli effetti un social network e  gli utenti  dovranno creare un avatar personale con tutti i dettagli del fisico e del carattere, ricordi, esperienze e quant’altro affinché si possa creare un sosia virtuale. I nostri cari quindi potranno parlare tramite chat con questo sosia che baserà le sue risposte, i suoi consigli e discorsi sulle informazioni date da noi. Proprio per questo l’utente dovrà costantemente  aggiornare il suo profilo e altri dati saranno presi anche dai propri profili di Facebook, Twitter, Instangram ed altri. Basta solo inviare la propria mail per essere aggiunti alla lista d’attesa e sono già diciottomila le persone che  hanno aderito a questo progetto. Il tutto inizierà nel  2016 e i tecnici sono molto fiduciosi riguardo questa idea perché secondo loro “nessuno vuole essere dimenticato”.

Questo evidenzia chiaramente il timore degli uomini di lasciare pochi ricordi, memorie di sé e delle proprie azioni ai familiari e agli amici e il timore che quindi con il passare del tempo vengano completamente dimenticati dall’umanità.

Ma i poeti e gli altri artisti che con le loro opere volevano esprimere una loro visione della vita, un loro pensiero o un messaggio, non volevano forse anche essere ricordati tramite questi? Infatti noi studenti per comprendere al meglio le poesie dei poeti e i loro messaggi studiamo la loro vita, il contesto in cui vivevano per  cogliere ogni singolo particolare. Inoltre era tipico dei poeti, per esempio Alfieri ed Ugo Foscolo, cimentarsi in sonetti autoritratti e grazie a  questi possiamo ricavare altri dettagli di quell’epoca.

Alfieri  ha scritto “or stimandomi Achille, ed or Tersite: uomo, se’tu grande o vil? Muori e il saprai.” Da questi versi il poeta dimostra la sua passione per l’epica classica e pone un quesito a se stesso, ma soprattutto al lettore: Temi la morte? La affronterai coraggiosamente o con timore? Morirai combattendo come Achille anche per difendere amici e ideali,  o preferirai vivere senza averlo fatto? Insomma la tua esistenza  ha avuto un senso per te, verrai  ricordato per le tue azioni dagli altri?  

Ugo Foscolo d’altro canto si ritiene fermamente un  “Achille”, infatti afferma nel suo autoritratto: “ratti i passi, i pensier, gli atti, gli accenti; sobrio, ostinato, uman, prodigio, schietto”. Con l’ultimo verso “morte, tu mi darai fama e riposo”  ribadisce d’essere un vero e proprio eroe ed è convinto  che dopo la morte diventerà famoso grazie ai suoi scritti. E forse soprattutto oggi  più che mai c’è questo desiderio di popolarità e fama, basta vedere anche a quanti reality show, concorsi, talent show partecipa la gente per dimostrare presunti talenti e qualità. Ma mentre oggi si cerca di evitare la morte e di invecchiare in vari modi, al contrario Foscolo accettava la morte, anzi come aveva scritto nel verso citato prima “mi darai  riposo”, e riteneva la morte come unico mezzo per ricevere la pace dell’animo. Nel sonetto “Alla sera” paragonava la sera alla morte, perchè è la fine  della giornata e puoi dormire e lasciare  andare per un attimo le preoccupazioni “e mentre io guardo la tua pace, dorme quello spirto guerrier ch’entro mi rugge”. Insomma lui vedeva la morte come un sonno eterno e voleva sì diventare eterno e immortale, ma solo per il ricordo e la fama dovuta alle sue opere che inoltre dovevano trasmettere pensieri e messaggi agli  uomini del futuro. Non voleva  concretamente  vivere in eterno in un mondo portatore inevitabilmente per lui  di sventure ed avversità, diceva infatti “avverso al mondo, avversi a me gli eventi”, ma fare in modo che gli uomini del futuro possano avere anche la sensazione di conoscerti di  persona. Insomma studiare personaggi illustri è importante per comprendere il passato e ricavare insegnamenti.

Ci sono infine delle persone che  semplicemente hanno vissuto una vita normale ma sempre unica che vorrebbero condividere con i propri figli, nipoti, pronipoti e perché no, anche con quelli degli amici. E a queste 18.000 persone  che hanno aderito all’iniziativa lanciata da Eterni.me probabilmente basta solo questo, vogliono vivere in eterno solo idealmente, altrimenti avrebbero potuto tentare di restare immortali in altro modo. Per questo penso che sia nata l’idea di Eterni.me e non è un caso se molte adesioni  provengono da parte dei malati terminali.