ULISSE E FAUST: La ricerca del senso della vita

di Fiammetta (V ginnasio, sez. G)

L’inquieto decennale errare di Odisseo dopo la distruzione di Troia, lo porta a comprendere il senso della vita, del tempo, dello spazio, dell’essere uomo. In un passo del quinto libro dell’Odissea, in cui viene presentata la figura di Calipso, si può cogliere il punto di arrivo a cui lo porta la sua sete di conoscenza: il senso della vita. Il nome Calipso significa «colei che nasconde» e deriva dal verbo greco ‘’kalyptein’’ ovvero nascondere o nascondersi. L’isola di Calipso è Ogigia, un luogo nascosto, fuori dal tempo e dallo spazio, una sorta di Limbo. Odisseo per ben sette anni resta nell’isola ma, pur ammaliato dalla ninfa, sente chiaramente che è esistito per tutto quel tempo senza aver vissuto. Infatti piange sulla riva del mare pensando alla sua patria. Quando Calipso tenta di trattenerlo promettendogli in cambio l’immortalità e la giovinezza, doni riservati solo agli dei, ricordandogli che Penelope è mortale, invecchierà e sfiorirà, Odisseo sceglie di tornare a ‘’vivere’’, accettando di affrontare con pazienza il difficile destino che gli viene prospettato.

Calipso (VV. 203-209 Libro V Odissea)
‘’Divino figlio di Laerte, Odisseo pieno di astuzie
e così vuoi ora andartene a casa, subito, nella casa terra dei padri?
e tu sii felice, comunque. Ma se tu nella mente sapessi quante pene
ti è destino patire prima di giungere in patria, qui resteresti con me a custodire questa dimora,
e saresti immortale, benchè voglioso di vedere tua moglie, che tu ogni giorno desideri.
Eppure mi vanto di non essere inferiore a lei per aspetto o figura, perché non è giusto
che le mortali gareggino con le immortali per aspetto e beltà’’

Ad Ogigia, in un luogo senza tempo e senza spazio, Odisseo ha sperimentato una condizione molto simile all’immortalità per ben sette anni, e quindi avendola conosciuta, la rifiuta. Sembra che non accetti la staticità e la piattezza di una vita immortale. Il fermarsi nell’eterno nega la possibilità di conoscere e di andare oltre, per cui alla certezza eterna dell’immortale, Odisseo preferisce la sua vita di mortale, il mondo umano, mutevole e rischioso. Odisseo è mosso nella sua storia sempre da un impulso che lo spinge a ricercare qualcosa e a superare ogni limite, ad andare oltre. E’ la sete di conoscenza che lo spinge a ricercare ovunque, sempre, a qualunque rischio. Solo andando incontro al rischio, avvicinandosi a quanto non è lecito, trasgredendo le leggi umane e divine, Odisseo arriva a comprendere qual è la vera natura dell’uomo. Alla luce di ciò, ‘vivere’ assume il significato di ‘essere uomo’.

Come Omero, anche Goethe nel suo Faust, pubblicato nel 1831, ha come protagonista un uomo messo di fronte ai propri limiti. A differenza di Ulisse, Faust, è insoddisfatto della conoscenza che ha acquisito nel corso di una vita interamente dedicata a studi e ricerche.

Faust Ecco : ho studiato a fondo, ahimè, Filosofia, Medicina e Diritto e anche, purtroppo, la Teologia!
Ho faticato e sudato. E mi trovo qui, povero pazzo, che ne so oggi quanto ne sapevo ieri.
Mi chiamo Maestro, anzi Dottore, ma intanto sono ormai dieci anni, che porto per il naso in su e in giù
per diritto e per traverso, i miei scolari. Per accorgermi che, tanto, non ne sapremo mai nulla. Per poco il
cuore non mi scoppia! Ah sicuro! Un poco più lunga di quella sciocca gente che si chiamano Dottori,
Maestri, scrivani, e chierici, la so! Non mi fa paura il diavolo e neppure l’inferno. E con questo? Non
c’è più gioia che non mi sia stata strappata. Non riesco più a darmi a credere ch’io sappia un solo briciolo
di buono. E neppure che io possa insegnare agli uomini una cosa qualunque che li migliori e li metta
sulla buona strada. Non basta. Eccomi: senza averi, senza denaro, senza onore! Neppure un cane la
durerebbe questa vita! Ecco perché mi son dato alla magia: per vedere se la forza e il linguaggio
degli spiriti qualche segreto non riesca a svelarmi.
(Joahnn Wolfgang Goethe, FAUST, Notte)

Faust decide di scendere a patti col diavolo nel tentativo di scoprire l’essenza della vita e vende la sua anima. Accettando la proposta di Mefistofele, Faust supera il limite che divide la dimensione umana da quella divina, diventando, come il demone stesso lo definisce, un Oltreuomo: la vita che conduce è priva di limiti.

Faust Ma cosa vuoi darmi mai, povero diavolo? Forse che uno spirito umano nel suo alto tentare è stato
mai compreso da qualcuno che ti somigli? Hai tu forse un cibo qualunque che non sazi, o dell’oro che
simile ad argento vivo ti coli senza tregua tra le dita, o un gioco al quale mai non si vinca, o una ragazza
invitante che tra le mie braccia faccia l’occhio di triglia al mio vicino, o quell’onore che è il bel piacere
degli dèi e scompare come una meteora? Se è così, mostramelo pure il frutto che marcisce prima ancora
che si colga; mostrameli pure gli alberi, che mutano ogni giorno di foglie!
Mefistofele Un incarico di codesto genere non mi spaventa davvero, e di simili tesori ti potrò servire.
Eppure giorno verrà che ci sgranocchieremo in pace qualcosa di buono.
Faust Se debba mai capitare che mi metta tranquillo su di un letto a poltrire, subito sia finita per me!
Se con le tue lusinghe ti riuscirà mai di darmi a intendere ch’io piaccia a me stesso; se col tuo piacere ti
riuscirà mai di sedurmi, sia quello per me l’ultimo giorno. Offro scommessa!
Mefistofele Accettata!
Faust E un’altra volta qua la mano! Quando all’attimo dirò ‘’fermati dunque, sei così bello’’ potrai allora
buttarmi in ceppi. Risuoni pure anche la campana a mortorio; libero allora tu sarai dal tuo servizio.
(Joahnn Wolfgang Goethe, FAUST, vv 1675…1705, Studio II)

Le esperienze sovrumane che Mefistofele gli permette di fare lo portano a conoscere una vita vera e piena: è una vita che consiste di attimi vissuti nella loro pienezza, fine a se stessa. L’uomo che rappresenta Faust finisce per identificarsi con la vita stessa. A differenza di Ulisse, vivere per Faust, non è restare nella propria natura, bensì oltrepassarla. Sia Odisseo che Faust, posti di fronte al limite, fanno una scelta diversa: l’uno di tornare al mortale, l’altro di oltrepassarlo. In apparenza sono scelte contrastanti, ma non se si considera l’ideologia mutata in quasi duemila anni di storia. La civiltà greca non conosceva il concetto di infinito: vedeva nella natura e nell’uomo l’oggetto della conoscenza. La civiltà occidentale, rappresentata dalla figura di Faust, invece, è immersa nel mito dell’infinito. Appena Faust esaurisce tutta la conoscenza delle cose umane, è all’infinite possibilità che gli offre Mefistofele che si rivolge. Ma l’impulso che muove entrambi è lo stesso: il desiderio di andare oltre. L’uomo da sempre, in ogni epoca e civiltà, si spinge oltre le proprie possibilità. La conquista dei mari, la scoperta di nuove fonti di energia, fino a quella nucleare, e anche le missioni sulla Luna, sono segno di questa tendenza dell’uomo. Il senso dell’esistenza dell’uomo è proprio il superamento costante di sé, e Faust e Ulisse sono entrambi simbolo di questa condizione.

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