“Un eroe è un Uomo”

di Sofia e Nicol (IV ginnasio, sez. H)

Nel voler mettere a confronto la figura di Alekos Panagulis, eroe greco durante gli anni della dittatura fascista di Giorgio Papadopulos, con la figura che ha l’eroe nelle fiabe popolari, analizziamo il romanzo “Un Uomo” di Oriana Fallaci (di cui Panagulis è il protagonista) attraverso lo schema delle azioni principali che ricorrono in ogni fiaba, elenco stilato dallo studioso russo Vladimir Propp (1895-1970) nel 1928.
– Situazione iniziale: descrizione dei personaggi in una situazione di equilibrio.
Alekos si laurea al Politecnico di Atene ed entra nel partito di Gioventù Democratica Greca.
– Segue una parte preparatoria in cui l’eroe si allontana da casa perché ha ricevuto un incarico (allontanamento); infrange un divieto (infrazione) ed entra in scena un antagonista il cui ruolo è quello di ingannare la vittima (tranello).
Dopo il colpo di stato del 21 aprile 1967 entra nella residenza contro il regime militare guidato da Georgios Papadopoulos: per questo diserta durante il servizio militare a causa delle sue convinzioni democratiche e fonda l’organizzazione ”Resistenza Greca”. Si auto-esilia a Cipro e poi in Italia per approntare un piano d’azione.
– Esordio: l’antagonista provoca qualche sciagura (danneggiamento), oppure a un personaggio manca qualcosa (mancanza). L’eroe cerca di porre rimedio al danneggiamento o alla mancanza e parte per affrontare svariate avventure (partenza).
Alekos pianifica con i suoi stretti collaboratori l’attentato al dittatore per porre rimedio al regime. Il 13 agosto 1968 l’attentato non riesce e Panagulis, che ne è l’autore materiale, viene arrestato.
– Si sviluppa ora la vicenda vera e propria. L’eroe viene messo ala prova; gli viene in soccorso un donatore, spesso offrendogli un mezzo magico per rimediare alla disgrazia (fornitura del mezzo magico). Infine l’eroe affronta direttamente l’antagonista (lotta), sostenuto da un aiutante o più, lo sconfigge (vittoria), ritorna a casa, sfugge a coloro che lo perseguitano (persecuzione, inseguimento), e si salva (salvataggio). Qui molte fiabe terminano.
Alekos viene imprigionato e sottoposto ad interrogatori interminabili, ma non collabora con la Giunta e non racconta nulla a proposito dell’attentato, viene quindi terribilmente torturato. Processato il 3 novembre, viene poi trasportato ad Egina per l’esecuzione. Ma per le pressioni della comunità internazionale e poiché il regime non voleva farlo diventare un martire della resistenza, la sentenza non è eseguita e il 25 novembre viene trasferito nella prigione di Boiati. Rimane di grande rilievo internazionale la sua difesa al tribunale, in cui – rivendicando la liceità del tirannicidio – dichiarò di accettare il processo ma non i metodi, e soprattutto le dichiarazioni false fatte passare per sue.
Chiaro che accetto l’accusa. Non l’ho mai respinta, io. Né durante l’interrogatorio, né dinanzi a voi. E ora ripeto con orgoglio: sì, ho sistemato io gli esplosivi, ho fatto saltare io le due mine. Ciò allo scopo di uccidere colui che chiamate presidente. E mi dolgo soltanto di non esser riuscito a ucciderlo. Da tre mesi quella è la mia pena più grande, da tre mesi mi chiedo con dolore dove ho sbagliato e darei l’anima per tornare indietro, riuscirvi. Quindi non è l’accusa in sé che provoca la mia indignazione: è il fatto che attraverso quei fogli si tenti di infangarmi dichiarando che sarei stato io a coinvolgere gli altri imputati, a fare i nomi che sono stati pronunciati in quest’aula.” (Discorso riportato da Oriana Fallaci, Un Uomo).
Il 5 giugno 1969 evade per la prima volta di prigione. Per punire la sua ”scarsa disciplina” viene condotto provvisoriamente alla caserma di Goudi prima di essere riportato, un mese dopo, alla prigione di Boiati, dove fu chiuso in isolamento totale in una cella costruita appositamente per lui. Nel 1970 subisce un attentato in prigione, mentre è in sciopero della fame: rischia di morire nell’incendio della sua cella. Tentò più volte di evadere dalla sua cella nei tre anni passati in essa, ma senza successo. Rifiutò un permesso per raggiungere il capezzale del padre morente e nel 1973, di beneficiare dell’amnistia generale concessa dal regime dei colonnelli ai detenuti politici a seguito delle pressioni internazionali. Questo per evitare di dare al regime della Giunta una distorta immagine di democrazia agli occhi della stampa occidentale. Il 21 agosto viene liberato grazie all’amnistia. Nei giorni successivi conosce la scrittrice e giornalista fiorentina Oriana Fallaci che diventerà la sua compagna di vita. Si esilia di nuovo, questa volta a Firenze, nella casa di campagna della Fallaci, per dare una nuova forza ala resistenza.
‘Alekos, cosa significa essere un uomo?”. ”Significa avere coraggio, avere dignità. Significa credere nell’umanità. Significa amare senza permettere a un amore di diventare un’àncora. Significa lottare. E vincere. Guarda, più o meno quello che dice Kipling in quella poesia intitolata ”Se”. E per te cos’è un uomo?”. ”Direi che un uomo è ciò che sei tu, Alekos.”
”Nella fiaba dell’eroe è il ritorno al villaggio che giustifica le pene sofferte le imprese compiute nel regno dell’impossibile: senza il ritorno la sua lunga assenza perderebbe ogni significato. Però il ritorno è anche l’esperienza più amara che egli deve affrontare, un dolore che lo strazia più di quanto lo straziarono le battaglie sostenute nel periodo delle grandi prove, e non solo perché fino alle porte del villaggio egli è avversato dagli dei che non si stancano di collaudarlo, di tormentarlo, ma perché rientrando tra i comuni mortali egli deve subire la loro ingratitudine, la loro indifferenza, la loro cecità.” (Discorso riportato da Oriana Fallaci, Un uomo)
Nel 1974 la Giunta abdica e vengono indette elezioni democratiche. Panagulis comprende che per continuare la sua azione deve entrare in parlamento, e per questo si presenta alle elezioni del novembre 1974 con l’Unione del Centro.
Prosegue quindi, come deputato, la caccia ai politici che avevano collaborato con il regime dittatoriale lanciando contro di loro numerose accuse. Poco dopo la sua elezione rompe con la leadership del suo partito dopo aver chiesto invano l’epurazione di un suo componente, del quale aveva accettato la complicità con il vecchio regime. Era riuscito infatti ad ottenere in modo rocambolesco dei documenti dell’ESA (i servizi segreti ellenici), che provavano i rapporti di collaborazione tra alcuni politici e la Giunta, primo tra tutti Evangelos Averoff, il quale, essendo Ministro della Difesa e quindi capo di un esercito ripulito solo in parte dai generali corrotti, aveva un potere maggiore del Presidente della Repubblica.
Col passare del tempo soltanto la Fallaci resta al suo fianco in questa battaglia. Per mesi è oggetto di pressioni e minacce di morte.
La notte tra il 30 di aprile ed il 1° maggio 1976, mentre rientrava a Glyfada, sua città natale nei dintorni della capitale, Panagulis rimane vittima di un misterioso incidente automobilistico in viale Vouliagmenis, ad Atene. L’inchiesta ufficiale affermerà che si era trattato soltanto di un errore dello stesso Panagulis, la cui vettura era finita nello scivolo di un’autorimessa. Erano giunte a conclusioni ben diverse le perizie degli esperti italiani, i quali avevano parlato di un incidente provocato ad arte tramite speronamento da due automobili di grossa cilindrata.
La differenza fra l’eroe fantastico e quello reale è evidente: nella storia di Panagulis, come in quella di tanti altri eroi della resistenza nei propri paesi di origine, l’eroe umano non sconfigge l’avversario con un conflitto diretto nei quali si gioca il destino di tutta la comunità ma, come purtroppo accade ad Alekos, la vittoria e soprattutto la libertà si ottengono attraverso la propria morte. E’ questa la sostanziale divergenza tra il mondo fantastico e il mondo reale: la vittoria umana certe volte passa attraverso le prigioni delle dittature e ne esce più saggia, più vera; la vittoria fantastica passa attraverso un mezzo magico in cui una persona avrebbe sì la vittoria ma non quella ideologica che, paradossalmente, si fa portatrice di grandi ideali che continuano a mandare avanti gli uomini nel pensiero di un mondo nuovo per sé, ma soprattutto per le nuove generazioni. Gli eroi fantastici vengono osannati e amati dal popolo, dopo aver sconfitto il male ricoprono cariche importanti all’interno della società fantastica; gli eroi umani invece vengono capiti e apprezzati più tardi, quando ormai sono morti o non hanno più il bisogno della comunità, in vita o dopo una battaglia sono spesso biasimati e la gente li tratta con indifferenza.
E’ questo il messaggio di cui noi giovani ci dobbiamo fare portatori: bisogna credere nella libertà ad ogni costo anche se la lotta è dura e faticosa e si deve cercare di capire chi è un uomo giusto soprattutto in tempo di pace, perché in tempo di guerra è più facile comprendere la vera faccia di un essere umano mentre in pace gli uomini sono esposti alla corruzione e all’inganno e chi cerca di essere dalla parte del giusto è spesso attaccato o deriso.
Il vero eroe non si arrende mai, distinguerlo dagli altri non è il gran gesto iniziale o la fierezza con cui affronta le torture e la morte ma la costanza con cui si ripete, la pazienza con cui subisce e reagisce, l’orgoglio con cui nasconde le sue sofferenze e le ributta in facci a chi gliele impone. Non rassegnarsi è il suo segreto, non considerarsi vittima, non mostrare agli altri tristezza o disperazione.” (Discorso riportato da Oriana Fallaci, Un uomo)

Non lasciatevi intruppare dai dogmi, dalle uniformi, dalle dottrine, non lasciatevi turlupinare da chi vi comanda, da chi vi promette, da chi vi spaventa, da chi vuole sostituire un padrone con un nuovo padrone, non siate gregge perdio, non riparatevi sotto l’ombrello delle colpe altrui, lottate, ragionate col vostro cervello, ricordate che ciascuno è qualcuno, un individuo prezioso, responsabile, artefice di sé stesso, difendetelo il vostro io, nocciolo di ogni libertà, la libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere.” (Discorso riportato da Oriana Fallaci, Un uomo).

S’agapò tora ke tha s’agapò pantote”. “Cosa significa?” “Significa: ti amo ora e ti amerò sempre. Ripetilo.” Lo ripeto sottovoce: “E se non fosse così?” “Sarà così.” Tento un’ultima vana difesa: “Niente dura per sempre, Alekos. Quando tu sarai vecchio e…” “Io non sarò mai vecchio.” “Sì che lo sarai. Un celebre vecchio coi baffi bianchi.” “Io non avrò mai i baffi bianchi. Nemmeno grigi.” “Li tingerai?” “No, morirò molto prima. E allora sì che dovrai amarmi per sempre.” (Discorso riportato da Oriana Fallaci, Un uomo).

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...