…E BRAVI I PICCIOTTI!

di Caterina e Martina (V ginnasio, sez. G)

Se c’è un sequestro (ovunque avvenga) è mafia, se c’è un ricatto (chiunque lo faccia) è mafia.
Secondo il Sandron, dizionario della lingua italiana, la mafia è “un’organizzazione criminosa clandestina che esercita il controllo su certe attività economiche e su traffici illeciti, condiziona la libertà dei cittadini e il regolare andamento delle funzioni pubbliche; è retta dalla legge dell’omertà e del silenzio e si serve di metodi di intimidazione e di repressione violenta e spietata, anche con riferimento ad altre organizzazioni criminose“.
La mafia non è un problema nato da poco ma un fenomeno che persiste nei secoli, la cui presenza può essere riscontrata perfino nel celebre romanzo “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni.
Benché l’autore non si riferisca in nessun luogo dell’opera ad una vera e propria organizzazione criminale di cui farebbero parte Don Rodrigo e i suoi scagnozzi, nè tanto meno compaia mai la parola “mafia”, sono le azioni stesse del personaggio a mostrare molte affinità con il fenomeno che attualmente viene definito mafioso: il ricatto dei Bravi a Don Abbondio riportato nel primo capitolo, quando due scagnozzi di Don Rodrigo intimano al curato di non celebrare il matrimonio dei giovani protagonisti Renzo e Lucia; la corruzione dell’Azzeccagarbugli che viene meno ai suoi doveri di avvocato quando vi è il rischio di inimicarsi uno dei tanti signorotti locali; le continue intimidazioni di Don Rodrigo e del cugino, il conte Attilio, a Lucia e il conseguente sequestro della ragazza.
Un aspetto della mafia che la supporta e la fa crescere è l’omertà, il silenzio alimentato dalla paura; lo stesso Don Abbondio afferma che “a stare zitti non si sbaglia mai” (cap. XXX) e, dopo esser stato intimidito, tace per paura di possibili ripercussioni. Del resto, “non era certo un cuor di leone“, così Manzoni lo definisce.
I bravi manzoniani, trasposti ai giorni nostri, risponderebbero probabilmente al nome di “picciotti”, secondo la terminologia siciliana, e sarebbero i vari “tirapiedi” pronti ad eseguire ogni ordine dispensato dal loro capo, o “boss”, al quale sarebbero , come sono, fedelmente legati secondo una regola per cui si disonora e si punisce chiunque aiuti la giustizia.
Va detto che nell’epoca di ambientazione del romanzo, il Seicento, nonostante i bravi svolgessero azioni illegali, non trovavano un contrasto efficace nelle istituzioni spagnole, che governavano il paese. E‘ vero che venivano emanate continuamente delle grida, leggi che avevano lo scopo di ostacolare la delinquenza, ma esse puntualmente non venivano rispettate o lo erano per un breve periodo di tempo e portavano a scarsi risultati, molto spesso per la connivenza dei pubblici ufficiali.
”Immaginiamo una partita di calcio: le istituzioni da una parte, l’avversario dall’altra. Le squadre sono ben definite e riconoscibili senza difficoltà. La partita è regolare. Contro i terroristi avvenne questo, finì come doveva finire vista la soverchiante forza della squadra-Stato. La partita con la Mafia non è stata giocata sul serio, i colori delle maglie si confondono, il pubblico non è in condizione di seguire l’incontro se vede giocatori che dovrebbero stare da una parte schierarsi dall’altra e viceversa. Con alle spalle quello che dovrebbe essere il tuo avversario che richiede di passargli la palla, come è possibile giocare? La partita è truccata!
Questa è la metafora usata dal giornalista e magistrato Giuseppe Ayala, in un discorso tenuto all‘ Auditorium del Conservatorio di Cagliari il 24 Marzo 2011, per descrivere la situazione della radicata presenza mafiosa nello stato ai giorni nostri.
Nel Seicento, l’Azzeccagarbugli favorisce Don Rodrigo, arrivando a banchettare insieme a lui (capitolo V); allo stesso modo, oggi, coloro che dovrebbero essere i difensori della giustizia stringono rapporti con mafiosi, celandosi sotto una maschera d’innocenza e alimentando un circolo vizioso.
Vige la regola del più forte, gli onesti sono costretti a sottomettersi al volere del potente: Renzo, Lucia e Agnese sono consci del fatto che non possono affidarsi ad una giustizia vera e propria perchè questa non esiste realmente; persino Lucia crede più in una giustizia divina che in una terrestre.
Ma, nonostante questo, ne “I Promessi Sposi“ , vi è un personaggio che durante tutta la sua vita combatte contro i soprusi dei potenti sui deboli: fra Cristoforo. Egli è il difensore degli oppressi e, quando gli si presenta davanti il problema di Renzo e Lucia non esita ad intervenire a favore dei due giovani.
Anche oggi non dobbiamo pensare che nessuno si adoperi a favore di una lotta aperta contro la criminalità organizzata: nel nostro sistema, vi sono ancora persone che, con coraggio, lealtà e amore verso il loro paese, si impegnano senza lasciarsi intimidire, rinunciando alla tranquillità familiare, consapevoli di poter entrare a far parte del lungo elenco delle vittime di mafia, e tuttavia non demordono. Il loro impegno sarà comunque più efficace e meno rischieranno di esser presi di mira da organizzazioni criminose quanto più troveranno sostegno nella società civile.

 

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