DUE CONVERSIONI A CONFRONTO

di Aurora e Giulia (V ginnasio, sez. E)

Per favore cambiate vita, convertitevi, fermatevi di fare il male!” sono le parole che Papa Francesco ha rivolto ai mafiosi in occasione della veglia di “Libera” per le vittime delle mafie nella chiesa di San Gregorio VII a Roma. “Convertitevi – ha proseguito – per non finire all’inferno, è quello che vi aspetta se continuate su questa strada.” In questo discorso il Papa incita le anime deviate a cercare redenzione e assoluzione dai loro peccati, perché anche per loro c’è ancora la speranza di scampare alla disgrazia eterna imposta ai peccaminosi dalla Chiesa Cattolica. Talvolta infatti la religione può rappresentare una via di fuga dagli ostacoli della vita nel momento in cui le cose si fanno troppo difficili, un punto d’appoggio sul quale aggrapparsi per volgere la propria esistenza su una strada migliore. I casi infatti in cui persone disperate si rivolgono alla religione sono numerosi. Un caso recente è, ad esempio, è quello di Donald Calloway nato nella virginia occidentale. I genitori vivevano nell’ignoranza e non si interessarono alla fede cristiana Donald, infatti, non fu mai neanche battezzato. Crebbe senza principi e in una situazione familiare difficile tanto che la madre si sposò due volte con uomini che la sfruttavano solamente. Portò avanti la famiglia da sola fino al momento in cui fu costretta ad arruolarsi in marina. Lì conobbe e sposò un uomo che a differenza degli altri era cristiano e membro della chiesa episcopale, portava doni a Donald ed era gentile con la madre. A dieci anni quindi ricevette il battesimo pur non conoscendone il significato. Successivamente i suoi genitori vennero trasferiti, prima nel sud della California e poi in Giappone. Allora incominciò a condurre sempre più una vita piena di peccati e con in mente solo divertimenti. Rubava, mentiva, beveva alcool, si divertiva con le ragazze e divenne ben presto schiavo delle droghe (eroina e LSD). Sua madre, soffrendo a causa di questa situazione, si confidò con una donna la quale suggerì di farlo parlare con il sacerdote cattolico della base militare. Questa fu la chiave della sua conversione e il momento in cui Dio entrò veramente nella sua vita. A causa della vita che conduceva furono però allontanati dal Giappone e Donald fu portato in un centro di recupero nel quale aveva un ruolo anche la religione, ma tutto questo lo lasciava indifferente. A sedici anni se ne andò di casa e provò a fare lavoretti occasionali ma, non riuscendo ad impegnarsi, bruciò anche questa opportunità. Infine tornò da sua madre, che continuò a parlargli della fede cattolica, ma lui naturalmente non ne voleva sapere niente. Nella sua vita si insinuava sempre più la paura, perfino paura che la polizia l’avrebbe arrestato. Finché una notte, seduto nella sua stanza, capì che quello stile di vita lo avrebbe portato alla morte. Andò così un giorno alla libreria dei suoi genitori per osservare le illustrazioni di alcuni libri. Gli capitò ad un tratto in mano un libro dal titolo: “La Regina della Pace visita Medjugorje”. Guardò le illustrazioni e vide sei fanciulli a mani giunte. Rimase colpito e cominciò a leggere. Inizialmente non comprese il significato ed il valore delle parole che leggeva. “Maria dovrebbe essere mia Madre? – si chiedeva – Forse i miei genitori si erano dimenticati di dirmi qualcosa? Maria parlava di Gesù, diceva che Egli è realtà, che Egli è Dio, e che è morto in croce per tutti gli uomini, per salvarli. Parlava della Chiesa, e mentre ne parlava, non finivo più di stupirmi. Capii che quella era la verità e che fino ad allora non avevo mai sentito la verità! Mi parlava di Colui che mi poteva cambiare, di Gesù! Amavo questa madre. Per tutta la notte lessi il libro e la mattina seguente la mia vita non era più la stessa.” (http://medjugorje.altervista.org/) Ne parlò così con sua madre che volle indirizzarlo verso un sacerdote il quale gli promise che dopo la Santa Messa avrebbe potuto parlare con lui. Mentre il sacerdote, durante la consacrazione, diceva le parole: “Questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi!”, Donald ha creduto fermamente nella verità di quelle parole ed era incredibilmente felice. Entrò in una comunità e studiò teologia. Infine, nel 2003, fu ordinato sacerdote.
Anche ne “I Promessi Sposi” di Manzoni accade un fatto analogo: la conversione dell’Innominato. Egli si può considerare forse il personaggio psicologicamente più complesso e interessante dei promessi sposi. Viene subito presentato come un personaggio potente, che non conosce bene e male, ma solo la propria giustizia, che compie atti malvagi e prepotenze senza conoscere limiti né leggi, né persona o cosa al di sopra di lui. La vicenda si apre con don Rodrigo che va al castello ed espone il suo problema raccontando della giovane e del monastero in cui si era rifugiata. A quelle parole l’Innominato senza lasciargli finire il discorso accetta l’impresa e congeda don Rodrigo. Successivamente proprio quando Lucia viene rapita e in seguito portata al castello troviamo l’inizio di una profonda crisi spirituale e della sua conversione. Infatti l’Innominato quando si reca nella stanza in cui era rinchiusa la giovane, rimane molto colpito dalle sue parole supplichevoli: “Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia”. In seguito nella notte si accalcano nella sua mente il pensiero del futuro e la memoria insopprimibile dell’io di un tempo, l’orrore delle memorie di una vita criminale, che lo portano anche a tentare il suicidio, ma viene fermato dalle parole della ragazza sul perdono di Dio e dal dubbio di un’altra vita dopo la morte. La definitiva redenzione del’innominato avviene all’alba quando arriva il cardinale Federigo Borromeo. Egli decide di andare a parlare con quest’uomo. Giunto al suo cospetto l’Innominato resta un attimo in silenzio straziato da due pensieri: la speranza che quell’uomo possa attenuare il suo tormento interiore e la vergogna di essere lì ad implorare aiuto. Il cardinale comincia a parlare rivolgendo parole affettuose e dicendo che da lui si aspetta la conversione: sentendo questo l’innominato scoppia a piangere. Il cardinale prosegue dicendo che Dio gli è vicino e vuole mostrare la sua potenza attraverso la conversione di un peccatore. L’innominato allora si lascia abbracciare e decide immediatamente di cambiare vita, racconta inoltre la vicenda di Lucia e dice che la libererà immediatamente.
Per molte persone la religione può rappresentare la speranza di una vita migliore e di salvezza, un mezzo per accettare se stessi e la morte, come specificamente nel caso dell’Innominato; spesso infatti sentirsi membro di una comunità allevia la sofferenza causata dalle difficoltà che altrimenti si sarebbero dovuti affrontare da soli.

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