Penelope: il mito della fedeltà femminile tra tradizione e modernità.

di Allegra e Caterina (V ginnasio, sez. G)

Le mogli dei due marò a Sanremo: “Basta, riportateli a casa”
Paola Moschetti, compagna di Massimiliano Latorre e Vania Ardito, moglie di Salvatore Girone sono arrivate al termine della conferenza stampa tradizionale del Festival di Sanremo, nella sala del roof del Teatro Ariston, per chiedere a gran voce il ritorno dei loro compagni di vita dall’India. Parole forti, decise e accorate le loro, che hanno scelto di venire a Sanremo per dare grande visibilità alla loro disperazione e alle loro richieste. Ospiti del Comune di Sanremo, a due anni esatti dal giorno in cui i due fucilieri vennero arrestati dalle autorità indiane.
Le due donne hanno sottolineato che “non è mai mancato il sostegno della gente, il Paese si è unito su questa vicenda, ha capito che questa in atto è una violazione dei diritti umani“.
Da Vania e Paola anche l’invito ai media a non lasciar cadere o affievolire l’attenzione sul caso dei marò: “Ci sono stati già momenti in cui la stampa ha trascurato la vicenda, mentre invece è bene che sia tenuta in evidenza perché quanto accaduto a Salvatore e Massimiliano, due militari italiani impegnati in una missione internazionale cui l’Italia partecipa, può capitare a chiunque altro militare italiano. Il silenzio fa male, non dimentichiamolo mai“.
Portare i nostri figli a Natale in India è stata dura – ha detto la Ardito -. E’ difficile spiegare che questa è la vita che ci tocca fare da 2 anni. Viviamo già pensando alla prossima partenza perché dobbiamo preparare i nostri figli al fatto che i loro papà non possono tornare in Italia e vivono con l’angoscia della pena di morte che pesa ancora su di loro. L’ennesimo rinvio è un’ingiustizia – prosegue – Dopo due anni non c’è ancora un capo di imputazione. Siamo stanchi di aspettare. Massimiliano e salvatore sono innocenti, è ora che tornino a casa“. (Il Giornale.it, 18/02/2014)
• Πηνελόπη (Penelope)

Penelope, la fedele sposa di Ulisse, aspetta con ardore il suo ritorno analogamente a quanto accade alle mogli dei marò. Ella, continuamente assalita dalle asfissianti attenzioni dei Proci, i quali si insediarono nella sua reggia con la speranza di divenire i nuovi re di Itaca, inventa uno stratagemma per ritardare quelle che sembrano inevitabili nozze. Infatti, tesse il lenzuolo funebre per il padre di Ulisse, Laerte, e di notte lo disfa.
I 20 anni di peripezie di Ulisse, sembrano un’eternità in confronto ai 2 dei marò, ma il dolore delle mogli causato dalla loro assenza è ugualmente struggente.
Io so che ci sono poche speranze nel ritorno di Ulisse ma a quelle poche speranze io resto legata e altri rimedi alla mia solitudine non cerco e non voglio”. (Luigi Malerba, Itaca per sempre)

La vicenda dei marò

Similmente a quanto successo ad Ulisse, i due Marò sono stati per ben due anni attesi dalle rispettive mogli, senza però fare ritorno in patria. Infatti, la loro Odissea ha avuto inizio più di 24 mesi fa, quando sono stati accusati dell’omicidio, avvenuto il 15.2.12, di due pescatori indiani (Ajesk Binki e Selestian Valentine) imbarcati su di un peschereccio avvicinatosi alla Enrica Lexie e scambiato per nave pirata e per questo fatto segno di diversi colpi d’arma da fuoco.
Dopo l’incidente, la Enrica Lexie si era diretta verso il porto di Kochi, nello Stato del Kerala, su richiesta espressa delle autorità indiane e secondo le disposizioni impartite dall’armatore al comandante. Una volta a terra, le indagini demandate ad una squadra investigativa speciale (Special Investigation Team) e sostanzialmente consistenti nell’espletamento di una perizia balistica, avrebbero stabilito che sono state le armi dei fucilieri a sparare ed a provocare la morte dei pescatori. Attualmente, i due marò vivono in libertà vigilata a New Delhi; a nulla sono valsi gli sforzi delle mogli, dal momento che il governo indiano non sembra propenso ad ottemperare le richieste dell’ambasciata italiana.

Massimiliano Latorre: “Due anni sono lunghi per noi che viviamo questo punto interrogativo che c’accompagna ogni giorno ma volevo spendere una parola anche per chi ci da la forza di sopportare tutto questo, la forza c’è data da voi, da voi tutti italiani, da voi che vi interessate di noi, da voi che quotidianamente prendete la parola per noi; un pensiero non meno è dovuto al supporto e al grande amore e alla sofferenza dignitosa non solo nostra ma soprattutto delle nostre famiglie, che come noi hanno mostrato grande forza, grande dignità, in silenzio”. (L’Arena, intervista ai due Marò, via Skype)

• Ulisse

La lunga attesa di Penelope si protrae per 20 anni, durante i quali Odisseo si reca prima presso l’isola dei Lotofagi, poi nella Terra dei Ciclopi; in seguito si dirige nella Terra dei Lestrigoni, per poi essere trattenuto dalla maga Circe; come se non bastasse, resiste alle insidie delle Sirene, ma poi viene lungamente tenuto prigioniero dalla ninfa Calipso, per poi arrivare all’isola dei Feaci e finalmente ad Itaca. La nostalgia di Ulisse per la terra natia si manifesta con queste parole: “Circe, compi la promessa che pur mi facesti,e mandami a casa:già lo esige l’animo mio e degli altri compagni, che mi struggono il cuore piangendomi intorno, quando tu non ci sei” (Odissea, v 483-486).

 

 

 

 

 

 

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