Meno facile da capire era perché lui, di tanto in tanto, partisse. Lui, semplicemente, partiva…

di Aurora ed Elisa (V ginnasio, sez. E)

Leggendo il libro Castelli di rabbia di Alessandro Baricco, abbiamo trovato alcune analogie fra il personaggio di Odisseo, all’interno sia dell’Odissea sia dell’Eneide, e alcuni protagonisti del libro, fra cui in particolare il signor Rail.
Castelli di rabbia, pubblicato per la prima volta nel 1991, parla di un paese immaginario di fine ‘800, Quinnipak, situato da qualche parte in Europa e abitato da figure particolari come il signor Rail e Pekish, le cui storie si intrecciano fra loro e con quelle di altri personaggi.
Il signor Rail è uno degli uomini più ricchi e potenti del paese, con sogni stravaganti. E’ solito compiere viaggi con destinazioni sconosciute, al termine dei quali torna sempre a casa dalla moglie Jun. Durante uno di questi viaggi compra Elizabeth, una locomotiva, deciso a costruire una ferrovia lunga duecento chilometri esatti e senza alcuna curva, che collegherà la cittadina ad una città sulla costa, Morivar, la cui importanza si scoprirà solo alla fine del libro. Il signor Rail, data la sua propensione per viaggi senza una precisa meta, può essere facilmente paragonabile alla figura di Odisseo. Come dice Baricco, “Dove andasse, nessuno lo sapeva. […] Alcuni sostengono che neanche lui lo sapesse bene […]”. Odisseo, infatti, dopo la guerra di Troia, per il volere degli dei è costretto a compiere un viaggio di ben dieci anni, durante il quale compie tragitti di cui non sa con precisione la meta: “l’eroe scaltro, che molto invero errò” (Odissea, libro I, vv.1-2).
Lo stesso aggettivo, scaltro, può essere ricollegabile ad entrambi i personaggi: ad Odisseo va riconosciuto il merito dell’ideazione e della costruzione del cavallo con il quale si distrusse la città di Troia; il signor Rail, invece, portando un’innovazione, quale è la locomotiva, in un paese con una mentalità molto chiusa, può essere ritenuto il responsabile di un rilevante progresso. Tale progresso, nel caso di Odisseo, porta ad un esito vittorioso della battaglia, mentre nella figura del signor Rail causa una parziale apertura del modo di pensare dei cittadini. Baricco, nella descrizione delle reazioni degli abitanti di Quinnipak alla vista della locomotiva, usa una frase molto incisiva: “sarà quello un nuovo modo di vivere, o un modo più esatto e spettacolare di morire?”. La stessa frase potrebbe descrivere anche l’insicurezza del popolo troiano nella decisione di far entrare o meno il cavallo nella città. Laocoonte, sacerdote di Apollo, nel tentativo di screditare l’idea di portare il cavallo all’interno delle mura di Troia, parla così ai suoi concittadini: “Sciagurati cittadini, quale così grande follia? Credete partiti i nemici? o stimate alcun dono dei Danai privo di inganni? Così conoscete Ulisse?” (Eneide, libro II, vv.42-44). Così anche il popolo di Quinnipak vede l’arrivo della locomotiva in città.
Nel libro, un’altra figura di rilievo è Pekish, dedito allo studio del suono in tutte le sue forme, dall’esperimento della propagazione del suono all’interno di un tubo, all’umanofono: una banda comporta da ventiquattro persone residenti a Quinnipak ad ognuna delle quali appartiene una e una sola nota. Pekish organizza inoltre una parata per la quale divide l’umanofono in due parti che, partendo dai due estremi della città, camminano e suonano fino ad incontrarsi nel punto centrale. Nel corso di questa manifestazione, muore uno dei componenti della banda, Ort, senza che ciò susciti alcuna reazione da parte del pubblico. Tale impassibilità si ritrova all’interno dell’Eneide, quando i Troiani rimangono impassibili alle parole di Laocoonte, pensando solo ad accettare il cavallo come dono dei nemici, anche se poi sarà la causa della loro rovina.
Un’altra somiglianza tra i due sta nel fatto che entrambi presentano personalità molto brillanti, inclini alla curiosità e alla voglia di innovazione.
La vita del signor Rail ad un certo punto si incontra con quella di Hector Horeau, rivoluzionario architetto, realmente vissuto, la cui opera più importante è la costruzione del Crystal Palace, una sorta di cattedrale costruita interamente in vetro e in ferro. “[…] quello, esattamente quello, finalmente, io lo so, sarà il posto in cui dovevo arrivare. Da lontano, da dovunque, io non ho fatto che camminare verso quel punto esatto […]” Questa frase, pronunciata dallo stesso Horeau, racchiude uno dei concetti fondamentali dei poemi omerici e latini e del viaggio intrapreso dallo stesso Odisseo: “[…] giunse il tempo in cui i numi avevano destinato che tornasse a casa, in Itaca […]” (Odissea, libro I, vv.15-17).
Ultima analogia, questa volta dal punto di vista sintattico, si può riscontrare nell’utilizzo del flashback di cui fanno uso sia Omero sia Virgilio nei rispettivi poemi per narrare l’episodio della guerra di Troia. Così Baricco utilizza lo stesso espediente per la narrazione della storia della locomotiva e anche in parte, come si scoprirà nell’ultimo capitolo, di tutto il romanzo.

 

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