DAL MITO EPICO AI LAGER NAZISTI: QUANDO L’AMICIZIA E’ PIU’ FORTE DELL’INDIVIDUALISMO Nel dramma dell’olocausto Bruno e Shmuel ripercorrono le orme di Eurialo e Niso

di Lucilla (V ginnasio, sez. E)

L’amicizia è certamente uno dei sentimenti più nobili e puri, forse il più duraturo tra i vincoli umani. La sua nobiltà consiste soprattutto nel fatto che esso elimina nel cuore l’egoismo, quindi la tendenza all’invidia, alla diffidenza.
Possiamo trovare testimonianze di questo prezioso sentimento nella letteratura mondiale da Omero fino ai giorni attuali. Ne sono un esempio i due giovani eroi troiani, Eurialo e Niso, protagonisti dell’Eneide di Virgilio e Bruno e Schmuel, protagonisti del film “Il bambino con il pigiama a righe” di Mark Herman, ispirato all’omonimo romanzo di Boyn.
Virgilio comincia a narrare del profondo affetto che lega i due amici già dal V libro, quando si stanno celebrando dei giochi funebri per ricordare l’anniversario della morte di Anchise. Durante la gara di corsa, quando Niso si rende conto di non avere più speranze di vittoria, fa di tutto per agevolare l’amico affinché ne esca vincitore. Il forte legame tra i due è già evidente in questa occasione, ma è solo nel IX libro che esso assume un risalto tutto speciale. Infatti, quando Enea parte in cerca di alleati per la guerra contro i popoli del Lazio, i Rutuli ne approfittano per assediare il campo troiano, tentando anche di incendiare le navi nemiche. Perciò Niso decide di correre ad avvertire Enea del pericolo affinché egli faccia ritorno, ma assieme a lui vuole partire anche Eurialo, nonostante la giovanissima età e i tentativi di Niso di dissuaderlo. Così i due escono di notte dal campo e attraversano insieme l’accampamento dei Rutuli, ma l’idea di seminare morte e raccogliere bottino prevale sulla prudenza. Alla fine, mentre si allontanano, vengono sorpresi da una pattuglia di cavalieri nemici che ordinano loro di fermarsi. Il bottino troppo pesante tradisce Eurialo, che viene circondato dai soldati e subito dopo ucciso sotto gli occhi di Niso, impotente e disperato. A quel punto, l’unico suo obbiettivo è quello di vendicare l’uccisione dell’amico fraterno, e scagliandosi con furia contro il suo assassino, lo uccide morendo subito dopo.
Virgilio, attraverso Eurialo e Niso, rappresenta l’ideale di vera amicizia, l’amicizia giovanile fondata sulla lealtà, generosità e schiettezza; l’amicizia che li porta a sacrificarsi l’uno per l’altro e in nome di quel sentimento che lega i due giovani come fratelli, Niso va, senza esitazioni, incontro alla morte pur di salvare il caro Eurialo. Nonostante la diversa età, la storia di questi due uomini rispecchia ciò che spesso si intende per amicizia, ovvero l’unione in spirito inscindibile di due o più persone, come espresso dallo stesso Virgilio con il termine “amico” (v. 179, in latino comes, “compagno di una impresa”) riferito a Niso che sta ad indicare un rapporto di amicizia nel senso vero del termine; è un affetto reciproco e disinteressato, un vincolo che si rivelerà poi in tutta la sua profondità nell’atto conclusivo che vedrà i due giovani eroi morire insieme sul campo di battaglia. L’autore, infatti, nel presentarceli non manca di precisare che “un unico amore essi avevano, insieme in battaglia correvano” (v. 182). La profondità del sentimento che Niso sente nei confronti del giovane è evidente anche quando Virgilio afferma che la sua unica colpa è quella di aver amato “troppo il suo misero amico” (v. 430) e, per rimediare all’imprudenza di aver lasciato che lo accompagnasse in missione, compie il sacrificio supremo, offrendosi allo stesso destino dell’amico.
Allora si buttò in terra, sull’amico già esanime,
e lì, trafitto, trovò in placida morte riposo.” (vv. 444-445)

Invece l’amicizia che traspare da “Il bambino con il pigiama a righe” ha una natura diversa rispetto a quella dei due eroi epici per ovvie ragioni, quali ovviamente la giovane età e, soprattutto, il periodo storico-sociale in cui nasce.
Noi non dovremmo essere amici…dovremmo essere nemici”.
Ci troviamo a Berlino, anni Quaranta. Bruno è un bambino di otto anni con grandi occhi chiari e una passione sconfinata per l’avventura , che divora i suoi romanzi e condivide coi compagni di scuola. Il padre di Bruno, ufficiale nazista, viene promosso e trasferito con la famiglia in campagna.
La nuova residenza è ubicata a poca distanza da un campo di concentramento in cui si pratica l’eliminazione sistematica degli ebrei. Bruno, costretto ad una noiosa e solitaria cattività dentro il giardino della villa, trova una via di fuga per esplorare il territorio. Oltre il bosco e al di là di una barriera di filo spinato incontra Shmuel, un bambino ebreo affamato di cibo e di affetto. Sfidando l’autorità materna e l’odio insensato indotto dal padre e dal suo tutore, Bruno intenerirà il suo cuore e supererà le recinzioni del campo, anche a costo di perdere la vita.
Diversamente dall’amicizia fraterna e di lunga data che unisce Eurialo e Niso, quella che lega Bruno e Shmuel nasce spontanea, come è normale tra due bambini della loro età, senza tenere conto delle diverse condizioni politiche e sociali. Bruno è affascinato da quel bambino con il pigiama a righe e in lui non vede un nemico, ma soltanto qualcuno con cui giocare. E’ per questo che il loro legame diventa subito molto profondo e forte tanto che quando Shmuel racconta ciò che accade realmente all’interno del recinto, non ha alcun dubbio sulla sua verità, ma al contrario si interroga sulla vera natura del padre. Ben presto però questa giovane amicizia incontrerà degli ostacoli anche a causa del clima ostile nei confronti degli ebrei. Infatti quando i due ragazzini vengono sorpresi da un ufficiale tedesco mentre mangiano un pezzo di torta insieme, il piccolo ebreo viene accusato di aver rubato del cibo e Bruno, spaventato, invece di difendere il suo amico, racconta di non averlo mai visto prima.
In seguito, pieno di rimorsi, Bruno va ripetutamente al recinto per scusarsi col suo amico, ma il ragazzo col pigiama a strisce non c’è mai. Quando alla fine Shmuel ritorna, mostra una brutta ferita, cosa della quale Bruno si vergogna profondamente.
Sono venuto qui tutti i giorni, però non ti ho mai trovato. Ho pensato che forse noi non eravamo più amici. Shmuel mi dispiace per quello che ho fatto, ma noi siamo ancora amici vero?”
Shmeul lo perdona e la loro amicizia riprende più forte di prima, tanto che quando Shmuel manifesta all’amico la sua preoccupazione per la scomparsa del padre, Bruno non esita a offrirgli il suo aiuto, sperando cosi di farsi perdonare per il suo tradimento. Quindi anche lui indosserà un pigiama a righe e si introdurrà all’interno del lager dove purtroppo troverà la morte insieme al suo nuovo migliore amico in una camera a gas.
Tu sei il mio migliore amico Shmuel…il mio amico per la pelle
Quello che nasce tra loro è un legame senza pregiudizi, puro e candido che permette ai due bambini di fare immediatamente amicizia e capirsi facilmente, senza nemmeno prendere in considerazione la loro diversità; infatti il loro è un sentimento fondato sulla reciproca fiducia e, proprio la loro innocenza, saprà superare le barriere culturali e raziali, ma che sfortunatamente li porterà a morire insieme.

Abbiamo visto come l’amicizia può avere tante sfumature: è impetuosa e irrazionale come quella di Eurialo e Niso, ma è anche e innocente, spensierata e spontanea come quella di Bruno e Shmuel che fa sembrare tutto molto più facile di quanto non sia veramente, solo perché si è in due.
I due episodi mostrano in maniera profonda e drammatica il valore che a volte può assumere questo sentimento: talmente profondo che li porta a sacrificarsi gli uni per gli altri perché legati come fratelli.
E’ stato infatti lo stesso Gesù che ha affermato: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”.

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