L’osteria: il social network del 1600

di Makeda (V ginnasio, sez. E)

Da sempre l’uomo è portato ad interessarsi delle vicende umane, ma un’importante distinzione è quella che deve essere effettuata tra il concetto di humanitas e curiosità morbosa. Il primo è stato definito dal commediografo romano Terenzio con la frase “Homo sum, humani nihil a me alienum puto“, ovvero: “Sono un uomo: nulla di umano reputo a me estraneo” ed indica il nobile sentimento dell’uomo ad interessarsi a ciò che è umano, ma non ha niente a che fare con il secondo che indica invece un interesse smodato nei confronti dei fatti di cronaca nera. La conseguenza della curiosità morbosa è la tendenza a credere ciecamente alle notizie riguardanti gli avvenimenti di tipo oscuro e negativo ed a sentire la necessità di diffondere tali notizie talvolta anche manipolandole affinché suscitino le stesse emozioni anche negli ascoltatori. L’azione di modificare le informazioni, però, può avere sia svariate motivazioni che effetti: alcuni infatti sentono il bisogno di alterare le notizie come mezzo di vendetta, altri per rendere la propria persona più prestigiosa, altri ancora potrebbero farlo come mezzo di sfogo di un umorismo di pessimo gusto. Essa infatti esiste come problematica da molto tempo e possiamo trovarne esempi sia in epoca moderna che ne I Promessi Sposi, in particolare nel quindicesimo e sedicesimo capitolo.
Renzo, fuggendo dalla polizia a causa della sua condotta durante il tumulto di San Martino, scappa da Milano e si dirige verso Bergamo. Giunto a Gorgonzola, un paesino sulla strada per Bergamo, si ferma in un’osteria per riprendere le forze e qui viene immediatamente interrogato dai presenti riguardo i fatti che si stanno verificando a Milano, ma finge di non saperne nulla. I pettegoli però ben presto trovano risposta ai loro quesiti con l’arrivo di un mercante venuto proprio da Milano. Egli, accomodandosi, anticipa a quelli delle novità che dunque ne sentiranno delle belle… o delle brutte e racconta loro i fatti avvenuti quel giorno in città, ma rendendoli molto più eclatanti di quanto realmente siano ed alimentando la loro curiosità maliziosa con frasi del genere: <<voi altri non sapete di tutte quelle diavolerie di ieri?>> e << Ah oggi. Non sapete niente d’oggi?>>. Nel suo discorso il mercante cita anche Renzo spiegando ai compagni che non si sa bene ancora da che parte fosse venuto, da chi fosse mandato, né che razza d’uomo si fosse; ma certo era uno de’ capi. Questa frase ci mostra perfettamente quale sia l’origine dei problemi di Renzo: lo sfortunato giovane è ricercato dalla polizia ed in fuga dalla città a causa della diffusione di informazioni false sul suo conto, informazioni che passando di bocca in bocca per mezzo di mercanti, viandanti e persone semplicemente in vena di chiacchierare, sono state alterate fino a rovinare la sua reputazione. Se nel 1600 le dicerie riuscivano a propagarsi in un tempo così ristretto, a maggior ragione oggi le informazioni possono attraversare i continenti mediante i social network in un secondo. I rischi che si possono correre diffondendo notizie inventate o non verificate su Facebook e Twitter sono numerosissimi e talvolta estremamente gravi. Il 20 maggio 2013, ad esempio, fu postata su Facebook una foto di Chad Michael Lesko ed a suo carico l’accusa di aver violentato tre ragazze ed il proprio figlio. In tempi brevissimi la notizia ha raggiunto 25.000 condivisioni e così l’uomo ha iniziato a subire minacce perfino da parte di persone incontrate per strada. Le ripercussioni a livello emotivo causate in Lesko dalle minacce continue erano aggravate anche dal ricordo delle molestie che aveva subito da suo padre, portandolo ad affermare: “Mi dà veramente fastidio perché io non lo avrei mai fatto, sono stato abusato da bambino e picchiato da bambino e sono veramente contrario a queste cose. Se devi mettere le mani addosso a tuo figlio, quella è la forma più infima che ci sia“. La causa delle accuse infondate nei confronti di Lesko non è stata ancora verificata, ma si suppone che sia una forma di vendetta da parte dell’ex ragazza (http://www.toledofreepress.com). Un altro valido esempio è il caso di Triz Jefferies: nel 2010 una foto dell’uomo era stata postata in una pagina dedicata alla ricerca del Kensington Strangler e lui era stato menzionato come principale sospettato. Gli utenti, vedendo la pagina, hanno iniziato a diffondere la notizia mandando messaggi e distribuendo volantini finché, una sera, una folla adirata si è radunata attorno alla sua casa e Triz si è deciso a chiamare la polizia, che ha confermato la sua innocenza e la mancanza di legami tra lui e gli omicidi. Purtroppo non si è scoperto chi ha causato questo scandalo, ma i link su Facebook hanno continuato a circolare a lungo (http://gizmodo.com). Un ultimo tragico caso si è verificato nel gennaio del 2013 quando Steven Rudderham si è suicidato impiccandosi in un cimitero poichè non riusciva più a sostenere le accuse di pedofilia che riceveva su Facebook. L’uomo di 48 anni era rimasto traumatizzato quando una sua foto accompagnata dal nome e dall’indirizzo era stata caricata sul social network insieme ad un commento in cui veniva chiamato “sporco pervertito” e pedofilo. In poche ore la foto era stata condivisa centinaia di volte e l’uomo iniziava già a ricevere insulti e minacce di morte su Facebook. Tre giorni dopo si suicidò. La figlia di 19 anni, sconvolta, disse: “Hanno distrutto una vita innocente per nessun motivo” mentre la madre ha affermato: “Vorrei sapere perché qualcuno abbia fatto una cosa del genere. Spero bruci all’inferno. Ha preso la vita di una persona. Non lo supereremo mai” (http://www.dailymail.co.uk).
Questi esempi ci dimostrano gli effetti della diffamazione e come questa incida sulle vite delle persone. La sensibilità di coloro che subiscono offese del genere può essere toccata in vari modi, causando risultati inaspettati, ma il dolore e le difficoltà che certamente provocano sono inimmaginabili e devono renderci consapevoli della reale delicatezza delle menti umane.
La diffamazione è un fenomeno che si può incontrare in molti contesti e periodi storici. Può essere facilitato dalle conversazioni nelle osterie o ulteriormente agevolato da social network come Facebook. Nonostante i suoi effetti siano sempre gli stessi sulle vittime di queste ingiustizie, tuttavia oggi il numero delle persone coinvolte diventa altissimo in poco tempo rendendo la gravità del fenomeno di proporzioni ancora maggiori.

 

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