Menestrelli e Trovatori: suoni e parole di ieri e di oggi

di Ettore e Thomas (V ginnasio, sez. G)

In che forme sono giunte a noi le opere di trovatori e menestrelli? Attraverso quali strade hanno raggiunto il nostro mondo profondamente cambiato ed evoluto rispetto a quello feudale?
Ai loro tempi i mezzi espressivi efficaci erano molto ridotti rispetto a quelli di oggi: la scrittura, la recitazione, la pittura ed il canto erano gli unici strumenti di cui all’epoca si disponeva per comunicare storie, fatti ed emozioni. Al contrario oggi si parla di mass media proprio per definire tutti quegli strumenti in grado di raggiungere in brevissimo tempo migliaia di persone, ovvero la televisione, la radio, internet ed altre tecnologie avanzate come la registrazione di suoni e immagini.
La domanda che sorge spontanea è: possono essere ancora efficaci nell’arte e nella comunicazione gli antichi mezzi del Medioevo? E se sì, come oggi vengono usati e sfruttati?

Il Medioevo

Partiamo dal lontano Medioevo e dai mezzi artistici di trovatori e menestrelli. I primi erano spesso nobili vassalli che avevano strumenti più colti ed elevati come la scrittura per esprimere la propria arte e di conseguenza trattavano temi astratti e lontani dalla vita di tutti i giorni, come l’amore cortese.
I menestrelli invece appartenevano al popolo e vivevano a contatto con i problemi e le tematiche quotidiane. Il risultato? Un’arte più spontanea, diretta ed efficace destinata ad allietare non solo le corti ma anche la gente comune nelle piazze. La potenza che questi artisti avevano grazie agli argomenti era ulteriormente rafforzata dalla musica, infatti accompagnavano le poesie recitate con strumenti come il liuto, il flauto o, nei paesi sassoni, la cornamusa.
È evidente così la profonda divisione tra i due non solo per le tematiche adottate ma soprattutto per lo strumento che utilizzavano per diffondere la propria arte.
Riflettendo più a fondo su questi mezzi di comunicazione notiamo che per esprimersi usavano rispettivamente parola e scrittura. Da qui nasce la grande differenza tra i due ed è affascinante approfondire come i loro mezzi espressivi si siano evoluti nel tempo.

La scrittura-poesia intesa come segno

Nel corso dei secoli la scrittura si è evoluta sempre di più rispetto a quella usata dai trovatori, fino ad allontanarsi anni luce dalla sua funzione originale entrando nel campo della ricerca delle arti visive, che ha interessato nel dopoguerra molti artisti aderenti alla Neoavanguardia, alla Poesia Visiva e moltissime altre correnti artistiche. Tutti questi artisti, come Stelio Maria Martini o Emilio Isgrò avevano capito che nell’era dei mass media e delle grandi scoperte scientifiche la poesia e la scrittura dovevano trovare una specie di terza dimensione del piano. Così le parole, fondendosi con immagini ed assumendo posizioni insolite, iniziarono ad uscire dalla cristallizzazione che avevano avuto fino ad allora e cominciarono a creare disegni e pensieri molto più efficaci dei testi scritti normalmente.
Oltre a questi movimenti la scrittura usata in maniera non tradizionale ha trovato terreno fertile anche nei mezzi di massa come televisione e computer, esempi ne sono le pubblicità o, più banali, le scritte animate in video o presentazioni.
Più diffusi tra la gente comune sono piccoli esercizi o giochi che sia bambini che adulti fanno, chiamati calligrammi. Questi sono costruzioni di parole organizzate nello spazio (in un foglio ad esempio) in modo da rappresentare visivamente il contenuto del messaggio stesso.
Questi esempi di ricerca da parte di alcuni linguisti, poeti, scrittori, artisti sono la dimostrazione che il linguaggio è in continua evoluzione. Per comprendere ancora meglio l’importanza della scrittura e dello sguardo in un qualsiasi testo abbiamo creato noi stessi un calligramma con una poesia analizzata a scuola “Sublime specchio di veraci detti”, di Vittorio Alfieri; e pensando all’importanza del riflesso in questa opera abbiamo creato al computer questo calligramma:

 sonetto di Alfieri - calligramma
La parola intesa come suono

Il canto e il racconto orale accompagnato dai suoni è stato per centinaia di anni l’unico strumento per diffondere storie e messaggi alla massa. Come per la scrittura, lo studio e la ricerca dell’uso dei suoni usati per trasmettere messaggi (naturalmente come avviene per il linguaggio) o intesi come canto (parole su melodia ecc.) ha portato artisti e poeti a trovare sempre nuove modalità espressive. Un personaggio che nella nostra epoca contemporanea ha rappresentato la necessità di conoscere a fondo come l’uomo, solo a partire dalle sue capacità sonore (non ancora parole), potesse esprimere emozioni e stati d’animo allontanandosi dal linguaggio vero e proprio, è stato Demetrio Stratos, un cantante degli anni Settanta che al posto delle parole utilizzava suoni (gli armonici prodotti dall’apparato vocale) avvicinandosi alle primordiali esigenze di tante culture (mongole, del Sudafrica, tibetane,..) di entrare in contatto con la natura. Grazie a strumenti altamente tecnologici come i sonogrammi (rappresentazioni grafiche dello spettro sonoro in un arco di tempo) oggi riusciamo ad entrare “dentro il suono” trovando nuovi orizzonti espressivi e di analisi o della voce o di suoni. È così che insieme a nuove tecnologie stanno nascendo e nasceranno nuove forme di comunicazione che forse un giorno andranno anche oltre il suono.
Come detto prima la lingua è però in continua evoluzione ma potrebbe per esempio accadere la stessa cosa che avvenne nel Rinascimento, quando ci fu la necessità di ritornare al latino classico per riscoprire le antiche bellezze della lingua e troveremo la necessità di tornare ad una lingua più antica.

Conclusioni

Passando dai menestrelli e dai trovatori e arrivando fino ai giorni nostri, l’esigenza di comunicare emozioni, sentimenti, storie, resta la stessa seppure con qualche variazione. La parola, il canto, il racconto e la scrittura di poesie non hanno perso né la loro importanza né la loro potenza nella società moderna, ma sono riusciti ad evolversi con l’uomo, anzi, saranno proprio loro a portarci su altri misteriosi sentieri.

Bibliografia:
“La poesia salva la vita” di Donatella Bisutti
“Dall’informale alla body art” di Lea Vergine

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