REINHOLD MESSNER, IL NOVELLO ULISSE. Riflessioni su due eroi a confronto.

di Uberto (V ginnasio, sez. E)

Reinhold Messner  è un alpinista italiano, nato a Bressanone nel 1944, di madrelingua tedesca. Il suo nome è legato a innumerevoli esplorazioni e arrampicate, ma è noto al grande pubblico per essere stato il primo alpinista ad aver scalato tutte le quattordici cime che superano gli 8000 metri sul livello del mare, spesso da versanti o in condizioni di eccezionale difficoltà.

In condizioni di eccezionale difficoltà.
In effetti Ulisse , durante il suo lungo ed avventuroso viaggio, affronta situazioni di estremo pericolo e rischio:
– la discesa negli inferi;
– la navigazione verso Cariddi. A tale proposito
si fa presente la vera difficoltà di questo tratto di mare in cui sono realmente presenti le “correnti bastarde” (correnti di direzione inversa rispetto al vento di superficie) e i “Garofoli” (violentissimi vortici marini) che rendono estremamente pericolosa e faticosa la navigazione.

Reinhold Messner è stato quindi un grande himalaista, capace di darsi sempre nuovi obiettivi e di comunicarli con grande efficacia anche ad un pubblico di non addetti ai lavori.
È considerato uno dei sostenitori del cosiddetto “stile alpino” nelle grandi montagne himalayane, per lo più oggetto allora di spedizioni con molti scalatori e notevolmente dispendiose. Fondamentali a tal proposito due imprese:
1) nel 1978 è il primo uomo a scalare l’Everest senza l’ausilio di ossigeno,
2) nel 1980 raggiunge la medesima vetta in solitaria.
Tra le altre imprese:
– le traversate dell’ Antartide e della Groenlandia senza il supporto di mezzi a motore né cani da slitta;
– la traversata del Deserto dei Gobi.

Capace di darsi sempre nuovi obiettivi. L’eroe omerico non può fare a meno di spingersi sempre oltre i suoi limiti e confini, oltrepassando le colonne d’Ercole.
Esse, nella letteratura classica, indicano non solo il limite estremo del mondo conosciuto, ma anche il concetto di “limite della conoscenza”. Prima che fossero collocate nello Stretto di Gibilterra come oggi, nei tempi più remoti la loro ubicazione era ritenuta essere a sud della Penisola Italica, nel Tirreno meridionale: è questo il limite ritenuto invalicabile che Ulisse riesce a violare.

Reinhold Messner sin dagli Anni Sessanta è uno dei primi e più convinti sostenitori di uno stile di arrampicata che non utilizzi ausili esterni (equipaggiamento minimo e leggero, senza portatori, sherpa, né ossigeno supplementare): una filosofia alpinistica volta a non invadere le montagne, ma solamente ad arrampicarle.
Messner ha scritto una delle più importanti pagine della storia dell’alpinismo.
In un tempo nel quale l’arrampicata libera aveva perso terreno a favore della progressione artificiale, Messner ripudia ogni artefatto umano già esistente. Interrompe questa tendenza con una serie di realizzazioni in arrampicata libera e anche attraverso una sua efficace argomentazione che trova massima eco nel celebre articolo L’assassinio dell’impossibile (La rivista mensile del Cai,1968).

Ripudia ogni artefatto umano già esistente: anche Ulisse non lesina ideazioni e realizzazioni personali ed ingegnose, un esempio su tutti il Cavallo di Troia.

A proposito delle sue scalate alla fine degli anni sessanta Messner scrive nel libro Sopravvissuto:
« Nel 1969 riuscii a superare in solitaria la via più impegnativa delle Alpi Orientali, l’allora famigerato diedro Philipp-Flamm al Civetta, durante una bufera. Scalai da solo e in libera anche la parete ritenuta allora la più difficile delle Alpi Occidentali, la destra delle Droites. A quel punto le Alpi mi erano divenute strette. Non era presunzione; era invece la brama di ampliare sempre più i miei confini, era la curiosità di un uomo ancora giovane e sotto molti aspetti inesperto. Fino a dove sarei stato capace di spingermi? »

…era invece brama di ampliare sempre più i miei confini, era la curiosità di un uomo ancora giovane e sotto molti aspetti inesperto. Fino a dove sarei stato capace di spingermi?” Tale affermazione del grande alpinista è perfettamente calzante ad Ulisse che forse, in tempi moderni, così si sarebbe descritto!
La soddisfazione in ciò che si è raggiunto che non costituisce un freno, ma al contrario è da ritenersi il motore pulsante nel voler andare avanti , con l’energia inesauribile di cercare i propri umani limiti, oltrepassarli e proiettarsi verso altri ancora più impegnativi ed apparentemente irraggiungibili.

Dopo aver compiuto queste straordinarie imprese, Messner stesso, in più di un’intervista, dichiarò che avrebbe cessato di scalare gli 8000 metri in seguito ad una promessa fatta ad una donna fondamentale nella sua vita: sua madre. Una promessa fatta ad una donna fondamentale nella sua vita: sua madre.

Interessantissima la presenza in entrambi i nostri personaggi di Donne di importanza fondamentale: in Messner la madre; in Ulisse la madre, che egli incontrerà inaspettatamente agli inferi, e la moglie Penelope, sempre moralmente presente nel suo viaggio, vera energia motrice per abbandonare Circe e Calliope, alla quale la promessa da parte del marito del ritorno a casa è stata mantenuta con estreme fatiche
Ma la sua smania di confrontarsi con i propri limiti lo spinse ad altre notevoli imprese, anche in campo non alpinisico.

Nel 1990 insieme ad Arved Fuchs fu il primo uomo ad attraversare l’Antartide a piedi o con gli sci, passando per il Polo Sud, senza l’ausilio di mezzi motorizzati o animali. Ma la sua smania di confrontarsi con i propri limiti lo spinse ad altre notevoli imprese. Messner, dopo le sue fantastiche imprese alpinistiche non si ferma e sfida altri lidi, altre terre, altre difficoltà…riparte.

Il richiamo lampante al comportamento del nostro Ulisse che, dopo la notte in cui si ricongiunge con l’amata Penelope…riparte…

Dal 2004 l’attenzione di Messner è dedicata principalmente a un progetto di apertura dei musei della montagna. Ha dichiarato: «Ho avuto la grande fortuna di aver trovato dopo la carriera di scalatore un nuovo obiettivo, quello dei musei di montagna, altrimenti ancora oggi rincorrerei queste sensazioni. Con i musei non rischio la vita, soltanto il fallimento economico».

..altrimenti ancora oggi rincorrerei queste sensazioni. Mi piace pensare che questo sia il modo di pensare, alla fine della vita, del nostro Ulisse: la necessità di trovare nuovi interessi e nuovi “orizzonti” se pur meno avventurosi e più adatti all’età ormai avanzata, per non smettere di …sognare altre vette di conquista.

QUALCOSA IN PIÚ…

Nel 1970 Messner viene invitato insieme al fratello a partecipare alla spedizione al Nanga Parbat (8126 m). L’obiettivo della spedizione era salire l’allora inviolato versante Rupal della montagna. Si trattava di una spedizione pesante, nel quale era previsto abbondante uso di corde fisse e ausili tecnologici, secondo lo stile dell’epoca. Il 27 giugno Messner si trovava col fratello e e altri due alpinisti all’ultimo campo. Avendo ricevuto notizia che il tempo sarebbe peggiorato il giorno successivo, decise di partire da solo dal campo senza posare corde fisse, sperando così di raggiungere velocemente la vetta prima della fine del bel tempo. Venne raggiunto poco dopo dal fratello. I due raggiunsero la vetta nel tardo pomeriggio. Si trattava della terza salita di questa montagna. Essendo ormai il tramonto però i due furono costretti ad un bivacco d’emergenza e, il giorno successivo, non essendo in grado di ridiscendere per la via di salita senza corde fisse, decisero di scendere per il versante Diamir. Günther morì durante la discesa travolto da una valanga. Reinhold, creduto morto, arrivò a valle sei giorni dopo. Riportò gravi congelamenti che gli preclusero per sempre le arrampicate estreme su roccia.

Reinhold Messner, che durante quell’episodio estremo perse sette dita dei piedi in seguito al congelamento, diventò per anni oggetto di polemiche infamanti, accusato di aver abbandonato Günther ben prima della discesa, sacrificandolo alla propria ambizione. Solo a distanza di 30 anni l’infondatezza delle critiche rivoltegli sarà dimostrata grazie al ritrovamento del corpo del fratello laddove Messner aveva sempre affermato fosse scomparso
Dopo il 1980, Messner continua a conquistare numerose vette himalaiane, spesso aprendo nuovi percorsi, o tentando per primo l’ascesa in inverno, sempre proponendo un approccio all’alpinismo basato sul suo stile di arrampicata leggera. Nel 1986 diviene il primo uomo ad aver conquistato tutti i quattordici ottomila (salendo anche alcune cime più di una volta).

 

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2 thoughts on “REINHOLD MESSNER, IL NOVELLO ULISSE. Riflessioni su due eroi a confronto.

  1. Consuelo C. ha detto:

    Complimenti Umberto,
    Condivido il tuo interesse per Ulisse, l’eroe senza tempo, che meglio incarna l’avventura dell’uomo nel mondo.
    Devo dire, che del tuo lavoro, mi ha piacevolmente colpito il confronto con Messner che è stato un mio “idolo” da ragazza. Mi stupisce tuttavia, che tu abbia scelto un uomo entrato nel mito che non appartiene certo alla tua generazione ma piuttosto, a quella dei tuoi genitori!
    È forse più difficile, ai nostri giorni, trovare uomini che sfidano se stessi e cercano di superare i propri limiti anche in campi diversi dallo sport ?… non credo!!…
    Se vuoi approfondire questa tematica, e scoprire ulteriori piani di lettura del personaggio Ulisse, ti consiglio di leggere il l’Ulisse di Joyce.

  2. J.Z. ha detto:

    Ottimo lavoro Uberto,
    Qualche anno fa ho avuto modo a Bressanone di visitare il museo della montagna di Messner e ricordo di avere avuto la sensazione di un uomo di grande coraggio anzi di “Coraggio” scritto con la “C” maiuscola.
    Qualcosa di più grande della comune e a volte mal interpretata idea di coraggio che gli attuali media ci propinano, qualcosa di epico che tu hai saputo cogliere perfettamente nel tuo parrallelo con l’eroe omerico.
    Quell’idea di “Coraggio” a mio avviso perfettamente incarnata dalla massima buddhista “Solo chi vince se stesso è il guerriero più grande”.

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