“PROBLEM SOLVING” NEL XVII SECOLO: COME RENZO ANTICIPA L’OCSE.

di Giulio
(V ginnasio, sez. E)

Il problem solving indica: “quel processo cognitivo che mettiamo in atto quando siamo di fronte a una soluzione problematica di vari tipo e dobbiamo cercare una soluzione per uscirne”.
(Corriere della Sera, 2 aprile 2014. “Sono italiani e risolvono i problemi. Il primato a sorpresa dei nostri studenti” di Gianna Fregonara e Orsola Riva).
Da non molto ci sono stati gli Ocse-Pisa, dai cui risultati si sono notate alcuna lacune negli studenti e quindi in tutto il sistema scolastico italiano. Gli Ocse-Pisa vengono spiegati come: “un’indagine internazionale promossa dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) per accertare con periodicità triennale i risultati dei sistemi scolastici in un quadro comparato”. In questi test i risultati dell’Italia sono stati nella totalità deludenti, infatti siamo classificati al 32° posto nel mondo con un punteggio di 485, sotto la media di 494.
Ma a seguito del test OCSE-PISA ce n’è stato un secondo, i cui quesiti questa volta si basavano sul “problem solving”. Il risultato di questo secondo test ha sorpreso non poco. Difatti risulta che l’Italia è al 14° posto nel modo e al 5° in Europa, con una media di 510 punti, al disopra della media dell’Ocse di 500.
Così l’Italia, Nordovest in testa con 533 punti a un soffio da Cina e Taiwan (rispettivamente 6° con 536 punti e 7° con 534), si è dimostrata una Nazione pragmatica ma con potenzialità inespresse.
Le potenzialità sono inespresse perché probabilmente il sistema scolastico italiano, per quanto apra la mente, è anche molto nozionistico.
Il test era basato su tre quesiti che si rifanno alla quotidianità. Nel primo gli esaminati dovevano immaginare di essere di fronte ad un condizionatore, senza il libretto di istruzioni, e trovare il modo di usarlo. Nel secondo dovevano scegliere la strada più corta per un itinerario dalla periferia al centro di una città. Infine nel terzo i ragazzi dovevano immaginare di essere davanti ad una biglietteria automatica e prendere il biglietto corretto per il viaggio che dovevano fare.
Un tale punteggio secondo gli esperti è il risultato di svariati fattori, come il sistema scolastico italiano (che non specializza alcune materie ma apre la mente a tutte) e il contesto della realtà che ogni giorno presenta vari problemi.
Dalla fuga di Olate all’arrivo a Bergamo assistiamo al cambiamento di Renzo. Al primo approccio con Milano Renzo si sente spaesato, abbandonata la tranquillità di un paesino ai piedi delle Prealpi si ritrova nel mezzo di una rivolta. L’ingenuità di Renzo sarà l’origine dei suoi problemi a Milano. Il povero Renzo (come Manzoni stesso appella il protagonista a Milano) quindi si trova a dover fuggire nuovamente, ma durante la fuga assistiamo al cambiamento di Renzo. La prudenza e l’astuzia di Renzo non sono altro che soluzioni al problema di non creare sospetti; la capacità di Renzo di trovare una soluzione è veloce poiché il protagonista è in un momento critico “la domanda per sé era sospetta; il tempo stringeva…”. La capacità di una risoluzione veloce di fronte ad un problema oggi viene chiamata “Problem solving”.
Per tutto il tragitto da Milano a Bergamo, Renzo nei momenti più problematici trova soluzioni veloci e giuste. Un esempio di questa rapidità è data dalla sequenza del dialogo tra Renzo e la vecchia nel XVI capitolo (vv. 173-188). Per ottenere informazione riguardo la strada per Bergamo, il protagonista decide di non nominare la città in sé per sé per timore che susciti sospetto, ma chiede invece “…quel paese, piuttosto grosso, sulla strada di Bergamo…”. La domanda è sembrata la scelta giusta a Renzo che rifletteva tra sé “Qualcheduno ce ne sarà”. Altri episodi lungo il tragitto dimostrano la lucidità di Renzo di fronte ai problemi, come succede all’osteria di Gorgonzola.
L’apice del problem solving di Renzo si trova nelle sequenze dell’arrivo alla riva dell’Adda. Manzoni ci descrive un Renzo felice ma conscio dei problemi “perciò si mise a consultar tra sé,molto a sangue freddo,sul partito da prendere”. Due sono i fatti importanti: il consultare e l’essere a sangue freddo; sebbene Renzo sia davanti a un problema non trascurabile, e quindi in una situazione problematica, riflette su ciò che sia più o meno conveniente. Così Renzo mette a frutto ciò che ha imparato dalle situazioni di pericolo precedenti, e centra la definizione di problem solving.
Da Renzo e dai risultati dei test percepiamo che gli Italiani non sono molto cambiati dal XVII, la praticità e in senso più ampio la dimestichezza con i problemi quotidiani sono sempre stati presenti, in senso positivo come in questo caso, ma anche in senso negativo come la continua ricerca di semplificare la quotidianità e da questo la furbizia per rovinare il prossimo a favore di noi stessi.
Ecco perché “Renzo anticipa l’Ocse”, il nostro Renzo già nella realtà immaginaria ma realistica del XVII secolo, metteva a frutto le capacità che avevano contraddistinto e contraddistingueranno gli Italiani.
L’articolo da cui ho tratto spunto: “Sono italiani e risolvono problemi” mi ha anche fatto riflettere sull’attualità. L’Italia è sprofondata in una crisi, i cui risultati negativi si sono visti dal 2008. Tra i rimedi per fare cassa, ci sono stati i tagli alla scuola pubblica e alla ricerca. Pensare che l’Italia ha certe potenzialità ma che non riesce a fare fruttare poiché oramai la ricerca è priva quasi di tutto, suscita una non piccola delusione. Delusione dei ragazzi che smettono di studiare, convinti che oramai lo studio non porta più a niente di oggettivo; la delusione dei laureati che sono costretti ad andar via perché insoddisfatti; la delusione insomma di tutti coloro che ruotano attorno alla scuola. Proprio con questa crisi si sono accentuate le differenze tra i paesi più ricchi e potenti (come USA, Russia,Germania e Cina) e l’Italia. Il Bel Paese, come scrivevano Dante e Petrarca, è considerato un peso per l’economia europea e un Paese, per così dire, di seconda mano da coloro che vertono al potere. Ma abbiamo ancora una volta dimostrato che, seppur la matematica non è il nostro punto forte, l’Italia è un Paese da rivalutare, non solo economicamente.

 

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One thought on ““PROBLEM SOLVING” NEL XVII SECOLO: COME RENZO ANTICIPA L’OCSE.

  1. Johnc132 ha detto:

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