L’AMORE DI IERI, L’AMORE DI OGGI: COSA E’ CAMBIATO?

di Mariaelda (V ginnasio, sez. G)

Quando si parla d’amore, si tocca una tasto dalle mille sfumature variamente interpretato: “sofferenza interna, sconvolgimento emotivo” per Virgilio (secondo Roberto Cancelli nel suo blog “albopress blog”). Parliamo di un sentimento misterioso, con differenti modi per dimostrarlo. Lati, in fondo, della stessa medaglia: amore “sano”, amore “malato”. Quando dico sano intendo un amore vissuto con serenità, con gioia, con condivisione; quando dico malato intendo un amore che può portare ad azioni folli, un coinvolgimento passionale che può generare azioni ingiuste ed irrazionali.In duemila anni qualcosa è cambiato?
No, sicuramente no.
Gli esempi di un amore “sano”, che vince su tutto, nel rispetto del volere dell’altra persona, sono vari: Ulisse che fa molti sacrifici per tornare dalla moglie Penelope, e resiste a tutte le avversità che gli si presentano; la stessa Penelope che, pur di rimanere fedele al marito, inventa l’astuta storia della tela.
Quello di Ettore e Andromaca, che nonostante occupino un ruolo differente nella società troiana, sono uniti da un sentimento profondo e intensissimo. Andromaca teme di perdere Ettore in battaglia e vorrebbe, per amore, che egli si sottraesse a questo pericolo. Ma è lo stesso amore, fatto di rispetto, che la porta ad accettare consapevolmente la scelta di Ettore, ben sapendo che il suo ruolo da principe ed eroe non gli permette di venir meno al proprio dovere e al proprio destino.
Paride e Elena che, seppur consapevoli che dal loro sentimento d’amore sarebbe potuta scaturire una guerra, rimangono uniti, affrontando ogni avversità.
Quello di Creusa che, nonostante soffra per l’imminente perdita del marito Enea, rispetta la sua scelta, dandogli un addio degno di una moglie innamorata, disperata e rispettosa.
Anche oggi questo sentimento, allo stesso modo di oltre 2000 anni fa, porta uomini e donne ad affrontare coraggiosamente le difficoltà che potrebbero separarli.
Mi ha colpito una particolare situazione riportata dalla tv e da molti giornali: il matrimonio tra una ragazza ebrea e un ragazzo musulmano, che vivono in Israele. Per poter coronare il loro sogno, infatti, i due giovani hanno dovuto affrontare il pregiudizio e la forte opposizione delle rispettive famiglie e della società, che ancora oggi ritengono inadeguato e scandaloso un’unione tra appartenenti a religioni che si combattono per la supremazia. E coraggiosamente, sempre uniti, hanno fatto prevalere il desiderio di condividere la propria vita su ogni ostacolo che si interponeva a questa realizzazione.
Al contrario, invece, esiste da sempre un amore “malato”, cosi definito anche da alcuni psicologi. “Può essere addirittura patologico, come il possesso e la prevaricazione. “Quando siamo innamorati abbiamo la mente offuscata e così talvolta può capitare che tanti comportamenti li interpretiamo come amore, quando in realtà non lo sono. A volte nelle relazioni si manifestano, in modo esasperato, sentimenti negativi quali aggressività, gelosia, possesso, prepotenza, tormento” (da Psicologia e dintorni: l’amore sano e insano. Dr.ssa Veronica Tavani, http://www.psicologilatina.sitwebs.com).
A dimostrazione di questo aspetto, abbiamo vari esempi nel passato: l’amore di Didone per Enea che l’ha portata a rompere la promessa fatta sulle ceneri di Sicheo, a trascurare il proprio popolo e quindi i propri doveri regali, infine al suicidio.
Quello di Circe per Ulisse che, pur di tenerlo con sé, ricorre all’inganno, facendogli un incantesimo. Troviamo questo lato “aggressivo” dell’amore, persino nella mitologia: la violenza di Marte nei confronti di Rea Silvia. Secondo il mito, infatti, il dio, invaghitosi della ragazza e accecato da questa forte e inarrestabile passione, la portò in un bosco e la violentò.
Al giorno d’oggi sono molte, purtroppo, le notizie di cronaca che ci mostrano e testimoniamo la persistenza di questo aspetto negativo dell’amore, dimostrandoci, ancora una volta, come l’amore possa rendere cattivo e incosciente l’essere umano. Come Medea fece con i figli, per vendicarsi del tradimento del marito Giasone, anche qualche giorno fa una donna, lasciata dal marito, per vendicarsi, ha ucciso i suoi tre figli (Tg Nazionali).
Se n’era andata di casa da pochi giorni e aveva iniziato una nuova relazione Assunta Sicignano, 43 anni, uccisa a coltellate a Vigevano dall’ex compagno di 71 anni, Francesco Albano, che non si rassegnava alla fine del rapporto con la donna dalla quale aveva avuto due figlie” (La Repubblica, 08/03/2014) descrive un altro articolo uscito qualche tempo fa sui giornali. L’uomo, accecato dall’amore per questa donna, non rispetta la sua scelta perché ad ogni costo non vuole perdere l’oggetto amato che ritiene essere una sua proprietà. Sono molti i casi simili a questo che hanno in comune, con modalità e situazioni diverse, lo stesso aspetto: credere che l’amore giustifichi la prevaricazione, anche violenta, della persona amata che non ricambia.
Duemila anni, situazioni storiche, sociali, economiche tanto differenti, non hanno modificato questo aspetto negativo del genere umano. L’emancipazione della società, il riconoscimento anche giuridico dei diritti umani, non hanno scalfito, in alcuni casi, la percezione dell’amore come possesso assoluto della persona amata. Ma, fortunatamente, non è cambiata neanche la forza che l’amore può dare a chi combatte contro gli ostacoli per raggiungere il proprio obiettivo: quello di stare con la persona che si ama. L’amore continua ad essere un sentimento forte in cui il trascorrere del tempo, l’evoluzione stessa dei tempi, non ne modifica in alcun modo il manifestarsi sia nel bene che nel male.

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