Chi sono…da ieri ad oggi?

di Eleonora e Federica (V ginnasio, sez. E)

Quante volte al giorno d’oggi si è sentito parlare di persone non a loro agio con il ruolo che svolgono nella società, persone che non accettano la propria identità o magari che, arrivati ad un punto significativo della loro vita, non l’hanno ancora trovata!
La poesia di Aldo Palazzeschi del Novecento “Chi sono?” ed un film del 2008 “Into the wild”, scritto e diretto da Sean Penn, trattano di questo delicato argomento: la crisi di identità.

A. PALAZZESCHI

Chi sono?
Son forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell’anima mia:
“follia”.
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore
la tavolozza dell’anima mia:
“malinconia”.
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c’è che una nota
nella tastiera dell’anima mia:
“nostalgia”.
Son dunque… che cosa?
Io metto una lente
davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell’anima mia.

Palazzeschi smentisce i connotati della poesia tradizionale; egli infatti si interroga su quale sia il suo ruolo e quello della poesia nella società e rifiuta i ruoli prestabiliti che ogni individuo è quasi costretto a ricoprire. Con la domanda “Chi sono?”, che Palazzeschi ripete ogni cinque righe, mette a fuoco il cuore del suo problema, la ricerca di un’ identità e si immedesima in diversi mestieri, inerenti tutti all’ambito artistico, i quali però, secondo il suo modesto parere, non gli appartengono pienamente. Egli infatti ad ogni risposta crea un autoritratto di sé negativo poiché le parole con le quali si identifica sono follia, malinconia e nostalgia.
Il film attualizza la tematica di cui Palazzeschi ha parlato nella sua poesia. Il protagonista è un giovane ragazzo americano appena laureato che sceglie di vivere un’esistenza “on the road”. Si tratta di una scelta molto avventata da parte di un giovane benestante che all’apparenza può sembrare avere tutto, ma interiormente non si sente parte della società a causa della sua natura anticonformista. Egli un giorno dona in beneficenza i soldi destinati alla retta di Harvard e, facendosi beffa di tutti i suoi familiari, i quali credevano che fosse al college, parte con il minimo indispensabile per un viaggio in solitario che ha come meta l’Alaska. In questa avventura incontra numerose persone che come lui hanno scelto un’esistenza di vagabondaggio, alle quali lui rifiuta di affezionarsi proprio per la sua ossessione dell’assoluto isolamento. Cerca in tutti i modi di dimenticare la sua vita trascorsa da ragazzo per bene, decide addirittura di cambiare nome: non sarà più Christopher McCandless ma diventerà “Alexander Supertramp”. Il film inizia con una frase pronunciata dal protagonista che riassume il suo desiderio: “lui fugge, cammina da solo nella natura selvaggia, Alexander Supertramp 11 Maggio 1992”. In questo momento la sua unica prospettiva di vita diventa quella di allontanarsi da tutto e da tutti nella speranza di trovare il suo Io immerso nella natura più selvaggia, privo di ogni condizionamento sociale e accompagnato soltanto dalla sua voglia di esplorare: “Ti sbagli se pensi che le gioie della vita vengano soprattutto dai rapporti con le persone. Dio ha messo la felicità dappertutto, è ovunque. In tutto ciò di cui possiamo fare esperienza. Abbiamo solo bisogno di cambiare il modo di guardare le cose. Se ammettiamo che l’uomo possa essere governato dalla ragione ci precludiamo la possibilità di vivere”. Il suo viaggio si concluderà in Alaska dove, a causa di un avvelenamento da bacca, morirà. Nel momento stesso in cui esala il suo ultimo respiro si rende conto di quanto sia importante nella ricerca della felicità e della verità il rapporto con le persone: “La felicità è reale solo quando è condivisa”. Detto ciò si ribattezza Christopher McCandless capendo che bisogna “chiamare ogni cosa col suo vero nome”.
Alla fine del viaggio Christopher realizza chi lui sia realmente come fa anche Palazzeschi nell’ultimo verso della sua poesia: “Chi sono? Il saltimbanco dell’anima mia”.
Sia il poeta che Christopher nutrono una forma di trasgressione nei confronti della norma; Palazzeschi lo dimostra nel sesto verso attraverso la parola “follia”, Christopher semplicemente con la sua partenza verso una vita senza regole. Il poeta inoltre pronuncia la parola malinconia, la quale di sicuro fa riflettere intensamente il lettore poiché in tutto il poema Palazzeschi porta con sé un velo di tristezza nascosto dalla comicità attraverso la quale la manifesta; anche Christopher, pur non mostrandola mai, nutre questa costante “malinconia” causata dal suo voler vivere senza regole e dal suo non riuscirci pienamente. Un altro elemento di paragone può essere il contesto storico nel quale si trova il poeta che riflette gli ideali del protagonista del film. Palazzeschi infatti aderisce al Futurismo, un movimento artistico e culturale italiano del XX secolo, che abolisce totalmente qualsiasi sentimento romantico o passione per il passato; questo si lega profondamente con ciò in cui crede Chris, ossia, come abbiamo già detto, il rifiuto più totale dei rapporti umani e la completa dimenticanza del suo passato e della sua famiglia che in tutti questi anni non ha mai smesso di pensarlo.
L’ultima parola fondamentale pronunciata da Palazzeschi è “nostalgia”, provata dal protagonista del film nel momento stesso in cui realizza di avere una fine imminente, infatti egli sogna di riuscire a riabbracciare la famiglia e si pente degli anni sprecati a girovagare per l’America.
Con questo noi abbiamo cercato di far comprendere il legame tra una poesia del Novecento ed un film, anche abbastanza noto, del 2008; facendo intendere che nonostante la poesia fosse del secolo passato, i sentimenti, le emozioni, il messaggio trasmesso e i valori che il poeta voleva comunicare sono molto simili a quelli provati non soltanto dal giovane Chris, ma anche da numerosi ragazzi di oggi. Dunque non dobbiamo relegare la poesia ad un passato che non ci appartiene più, poiché ciò che i poeti di allora volevano tramandarci attraverso la poesia o altre forme d’arte è ciò che noi ora cerchiamo di trasmettere ai posteri, e non solo, attraverso film, musica, arte moderna e libri.

 

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