Il bisogno della certezza……che dà sicurezza

di Carlo (IV ginnasio, sez. H)

Le mie prime conoscenze sul mondo greco mi hanno fatto riflettere anche sulla religiosità che vedo intorno a me e che io stesso vivo. Il mondo greco dava certezza e l’uomo che agiva si sentiva sicuro perché sapeva di fare il volere di un essere che lo amava e che faceva il suo destino, mentre oggi niente è sicuro e niente ti può dare certezze, quindi tutto dipende dalle scelte che la persona fa o che è obbligata a fare.
I Greci furono un popolo molto sensibile verso la religione. Avevano una moltitudine di dei che ricoprivano ogni spazio dell’attività umana. Gli dei avevano aspetto, abitudini e sentimenti umani ma venivano rappresentati belli, coraggiosi, sereni e immortali. Questo ne faceva un modello per tutto il popolo greco. Gli dei decidevano battaglie, vinti e vincitori, dando aiuto ai loro protetti, come ad esempio nel XVI libro dell’Iliade “Ma quando per la quarta volta si lanciò, simile a un dio, allora per te, Patroclo, apparve la fine della vita. Febo gli si fece incontro, nella mischia tremenda, tremendo lui stesso; ma nel tumulto Patroclo non lo vide avanzare: il dio gli andava incontro in una fitta nebbia; si fermò dietro a lui e con la mano aperta lo colpì dietro la schiena, tra le ampie spalle”. Ancora stordito dal colpo ricevuto, subisce un attacco da Euforbio che lo ferisce.
La conferma della continua presenza degli dei nell’agire dell’uomo possiamo trovarla anche nel libro I dell’Iliade quando ”Ascoltami, Arco-d’argento, tu che Crisa proteggi e Cilla divina e su Tenedo regni possente, o Sminteo! Se mai un tempio a te gradito innalzai, o se mai in tuo onore arsi pingui cosce di tori e di capre, compimi questo desidero: paghino i Danai le mie lacrime per i tuoi dardi!” (vv.37-42), Apollo scatena la peste sugli Achei. Quindi possiamo affermare che la religione nel mondo Greco era fortemente rassicurante e di grande guida per l’uomo valoroso. Questa forza non la troviamo nella religione del mondo moderno. Oggi la religione rispecchia la vita che è molto complessa, variamente articolata, sezionata. Oltre alle grandi religioni monoteiste (Cristianesimo, Ebraismo e Islam) vi sono molte altre religioni che vengono praticate contemporaneamente a fianco di queste più professate. Fatta eccezione per gli studiosi e i ferventi di fede, oggi la religione appare più ostentata che vissuta e, specie per noi giovani, appare molto spesso come qualcosa di misterioso e staccato dal nostro vissuto. Riusciamo ad accettare una qualche forma di religione solo se riusciamo a viverla come perdono, di quel dio padre che tutto permette e che tutto perdona. La regola della morale, la sacralità, i valori vengono tutti vissuti in forma relativa. Il successo, il denaro, la sopraffazione, la bellezza fisica, l’appartenenza ad un gruppo sono i surrogati della religione. Pertanto l’uomo non riesce a sviluppare la propria ricchezza interiore e tutto vive in funzione di se stesso e della propria affermazione, sempre più disinteressato dell’altro.
Si potrebbe pensare ad una grossa contraddizione perché oggi la globalizzazione dovrebbe unire l’uomo e magari renderlo più fraterno in spirito di religiosità, rispettando e ammirando la grandezza del Creato.
In realtà i fatti quotidiani ci dimostrano che c’è molta comunicazione quasi di propaganda ma poi poca è l‘attenzione ai veri bisogni dell’uomo. Tutto viene condizionato al guadagno, al benessere sfrenato di pochi.
Ovviamente anche le indicazioni religiose cercano di andare sempre più incontro alle nuove linee della società. Ma questo non dà robustezza interiore all’uomo e tanto meno ai giovani che sempre più cercano sostegno alla propria fragilità in fughe dalla realtà con droghe e alcool. Il dio greco nel mondo moderno viene sostituito da chi può esserti amico, nemico o sostegno ma che non dà nessuna certezza e nessuna sicurezza. Quando va bene cammina con te nella strada giusta o sbagliata che sia. Quindi l’uomo moderno è più smarrito perché comunque è bisognoso di essere accolto, guidato e sostenuto da una forza che sappia infondergli amore con spirito divino.
Le riflessioni sulla religiosità e religione nel mondo attuale mi vengono continuamente stimolate dalle omelie di Papa Francesco, dai gruppi d’incontro che frequento e dalle visite che più volte posso effettuare presso varie comunità.
Durante una di queste visite ho avuto modo di ascoltare il direttore della comunità e alcuni ragazzi e ragazze ospiti della casa. Il direttore si è particolarmente soffermato sul fatto che noi ragazzi non riusciamo ad ascoltare il messaggio interiore che ci arriva da tante piccole azioni del quotidiano. Noi vogliamo sempre cose stimolanti che ci coinvolgono in maniera prepotente e non riusciamo ad accettare il silenzio o la solitudine per ascoltare questa voce interna. Siamo più soddisfatti se riusciamo ad apparire piuttosto che essere. Alcuni ragazzi, invece, ci hanno raccontato la loro storia e tutti hanno detto che sono arrivati alla droga e all’alcool perché si sentivano onnipotenti, capaci di fermarsi e di decidere loro se continuare o smettere, poi si sentivano accolti, capaci di stare nel gruppo con euforia e senza inibizioni. Le ragazze specialmente si sentivano belle e sicure di saper instaurare qualsiasi tipo di relazione pur di ottenere soddisfazione ai propri impulsi. Insomma per tutti loro non c’era bisogno di niente altro che quelle piccole dosi (sempre più massicce) per rispondere alle domande “CHI SONO? DA DOVE VENGO? DOVE VADO?” Le risposte sono state sempre negative, come negative sono state sempre la fiducia in se stessi, l’autostima, il senso di responsabilità e la consapevolezza che il loro comportamento non solo è un debito/danno per la società, ma soprattutto uno spreco di vita.

 

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