“IL MIO DESTINO E QUELLO DELL’ESECUTIVO È NELLE MANI DELLA PROVVIDENZA…” (E. Letta da www.Lettera43.it)

di Edoardo (V ginnasio, sez. E)

Non è uno scherzo, avete capito bene: l’ex premier Enrico Letta avrebbe riposto il nostro paese nelle mani della Provvidenza.

Ciò è avvenuto martedì 11 febbraio 2014 quando qualcuno ha domandato a Letta   se lui fosse convinto di essere ancora premier per l’Esposizione Universale.

Lui ha risposto così, aggiungendo anche che il suo mandato sarebbe scaduto alla fine del 2014. Altre parole sono state: «Non mi dimetto, Ognuno si deve prendere le proprie responsabilità alla luce del sole, anche il Pd. Il mio mandato dura fino alla fine del 2014. Questo era l’accordo. Non accetto manovre di palazzo e non partecipo a trattative sul mio futuro» e«Lavoro su Expo perché sono straconvinto che sia una grande opportunità italiana. Poi agirà la Provvidenza sulla mia sorte personale: l’anno prossimo, gli anni prossimi, non so» .

Ora sappiamo che evidentemente dopo l’elezione a premier di Matteo Renzi il suo “destino” non è quello di essere premier.

Accuse e reazioni, oltre che a provenire dall’opposizione, non sono mancate da parte dei mercati che non sono stati certamente tranquillizzati  da questa affermazione; come, ad esempio, sul fronte dei finanziamenti recuperati dalla missione dello stesso Letta in Asia . La critica si è elevata anche a Ballarò dove Crozza ha esclamato: Provvidenza? Pensa che bel segnale per i mercati. Ma nemmeno Noè era così fatalista, tant’è vero che un’arca lui se l’è costruita!”. Poi ha aggiunto: “Giova, io in queste condizioni mi sento tranquillo come Cristiano Malgioglio invitato da Putin alle Olimpiadi di Sochi 2014”.

Tutta questa situazione non ricorda forse qualcuno??

Certamente richiama subito la figura dell’eroe virgiliano, Enea.

Infatti Virgilio sin dal proemio mette in luce il travaglio che i Troiani dovranno affrontare prima di fondare Roma, e le forze contrarie all’adempimento del proprio dovere (proemio dell’Eneide, vv. 1-18) .

Nel panorama politico attuale si ricollega all’avversione politica dei partiti dell’opposizione che, invece che sostenere il governo e collaborare alla realizzazione di riforme e programmi di lavoro (legge stabilità, IMU, legge elettorale, tasse…), lo ricattano e minacciano di farlo cadere manovrandolo a proprio piacere, esautorando la portata delle riforme originariamente previste e creando immobilità, confusione e instabilità.

Particolare significato allegorico assume il brano del libro 1° (vv. 92-101) , in cui, durante una tempesta violenta l’eroe, preso dalla paura, invoca a mani giunte la protezione degli dei:  Subito ad Enea le membra si sciolgono con un brivido; geme, e tendendo alle stelle le mani giunte, dice così, “O tre e quattro volte beati…”

Così pure Letta si comporta come Enea, che invece di seguire i propri sogni deve allontanarsi da Didone per seguire il proprio destino, deciso dagli dei. Infatti Letta è sottomesso al parlamento (partiti di opposizione) a lui ostile e diffidente, all’Europa e infine anche alla Divina Provvidenza – meglio dire a Dio – come lui stesso ha affermato (che alla fine è il padrone che dà il giogo più leggero).

Vien quasi da dire che entrambi gli eroi fondano le basi di Roma e purtroppo non ne riescono a godere del tutto i meriti: Enea muore insepolto come viene predetto da Didone nella maledizione rivoltagli ( vv. 618-620, libro IV); mentre Enrico Letta salva l’Italia da un profondissimo baratro con molti provvedimenti, ma trova pesanti avversioni, e proprio quando iniziava a ingranare, forse, è costretto a passare il timone della nave a Renzi.

Insomma se non si fosse capito Enea si trovava meno in difficoltà, poichè pur affidandosi al cielo e rinunciando ai propri desideri, riesce a conseguire un destino che sarebbe comunque stato ineluttabile; Letta al contrario, affidandosi a Dio, ha dato sfogo ad una propria incapacità di prendere atto della realtà e tantomeno di controllarla; realtà che per la nostra cultura è frutto della nostra umana azione, e non di quella divina.

La scelta di affidarsi alla Provvidenza di Dio era certamente la migliore che potesse fare, di sicuro sarebbe stato sostenuto nelle avversità e ne sarebbe uscito quanto meno integro; mi duole dirlo perchè tutti siamo perfettamente consapevoli che tutto quel che succede è frutto delle nostre decisioni e di certo noi siamo i fautori del nostro destino. Se non riusciamo a gestirci la nostra “limitata libertà” non è colpa di Dio, ma nostra.

Inoltre tengo a precisare che Letta è definito un cristiano progressista, politicamente radicato nel Vangelo, e sebbene sconfessato dai mass media, capace di riforme e ristrutturazione laica dello stato. Non si tratta di un bigotto politicizzato nè di un falso cattolico cesaropapista, ma di un raro esemplare di “politico- cristiano”.

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