I FORCONI: UNA NUOVA RIVOLTA DEL PANE?

di Arianna (V ginnasio, sez. G)

La frangia intransigente del movimento dei Forconi guidata dall’agricoltore pontino Danilo Calvani torna in piazza. Da piazzale dei Partigiani a Piramide per chiedere le dimissioni del governo Letta. “Buffoni, buffoni!” urlano contro i palazzi del potere. Mentre una parte del corteo occupa la basilica di Santa Maria Maggiore, altri manifestano a poche decine di metri da Montecitorio. In via degli Uffici del Vicario, dove si trova il palazzo che ospita gli uffici dei gruppi parlamentari, la tensione sale alle stelle obbligando le forze dell’ordine a intervenire. “Ve ne andate o no? Ve ne andate sì o no?” gridano i manifestanti di piazzale dei Partigiani, dove c’è un presidio fisso ormai da diversi mesi (www.il Giornale.it)

Tutto ciò mi ricorda un avvenimento che tutti noi conosciamo bene: la rivolta del pane a Milano del 1628. Eppure questo che ho appena riportato, è un frammento dell’articolo de “il Giornale” e tratta di un fatto piuttosto recente. Nello specifico, mi ha colpito quanto siano simili questi due eventi. Riportando il passo del Manzoni:

 “Serra, serra; presto, presto: uno corre a chiedere aiuto al capitano di giustizia; gli altri chiudono in fretta la bottega, e appuntellano i battenti. La gente comincia a affollarsi di fuori, e a gridare: – pane! pane! aprite! aprite!

Intanto, padroni e garzoni della bottega, ch’erano alle finestre de’ piani di sopra, con una munizione di pietre (avranno probabilmente disselciato un cortile), urlavano e facevan versacci a quelli di giù, perché smettessero; facevan vedere le pietre, accennavano di volerle buttare. Visto ch’era tempo perso, cominciarono a buttarle davvero. Neppur una ne cadeva in fallo; giacché la calca era tale, che un granello di miglio, come si suol dire, non sarebbe andato in terra.
– Ah birboni! ah furfantoni! È questo il pane, che date alla povera gente? Ahi! Ahimè! Ohi! Ora, ora! – s’urlava di giù. Più d’uno fu conciato male; due ragazzi vi rimasero morti. Il furore accrebbe le forze della moltitudine: la porta fu sfondata, l’inferriate, svelte; e il torrente penetrò per tutti i varchi”
.

A dicembre dell’anno passato, il 2013, abbiamo potuto assistere alla marcia su Roma mossa dal “movimento dei Forconi”. Un’azione di protesta, mirata ad evidenziare alla situazione in cui si trovano gli Italiani in questo periodo di crisi, che ha aumentato il tasso di disoccupazione e povertà nell’intero paese. I primi che si sono ritrovati in difficoltà sono stati i dipendenti statali e gli operai; proprio questi ultimi si sono impegnati per la fondazione del movimento. Nato in Sicilia fra il 2011 e il 2012, da un nucleo composto da agricoltori, commercianti e autotrasportatori, il Movimento dei Forconi, si è reso protagonista di numerosi blocchi stradali per protestare contro l’aumento del prezzo sulla benzina. Questa volta l’obiettivo è il governo Letta e, in generale, le politiche di austerità dell’Europa e dei vari governi. Su Facebook si legge che il Movimento è «un’associazione di agricoltori, pastori, allevatori stanchi del disinteresse, quanto non del maltrattamento, da parte delle istituzioni».
Sia i Forconi che i rivoltosi di Milano, sono emersi in una situazione critica. A Milano abbiamo la carestia, l’aumento dei prezzi, l’inefficienza delle autorità e corruzione; analoga è la scena di oggi, con politici corrotti, crisi economica e disoccupazione. Entrambi hanno utilizzato lo stesso mezzo di espressione: la protesta. Ed entrambi hanno attaccato le autorità. Allora come oggi, la protesta era alimentata dalla sfiducia totale nei politici: come il governatore di Milano, Gonzalo Fernández de Córdoba, troppo impegnato in questioni internazionali per pensare al popolo, o come il Gran Cancelliere, Ferrer, che ne prese il posto dopo la partenza di quest’ultimo. Nell’episodio raccontato dal Manzoni Ferrer usa la lingua italiana per promettere “pane e giustizia” al popolo, per poi borbottare dicendo tutt’altro in spagnolo. Da questo punto di vista Ferrer è forse il personaggio più attuale dell’episodio: negli ultimi 20 anni abbiamo conosciuto molti politici auto dichiaratisi difensori del popolo ma che poi si sono dimostrati piuttosto egoisti, interessati solo alla propria carriera e, soprattutto, ad arricchirsi. In entrambi i casi gli uomini al potere si approfittano dell’ignoranza –sotto certi aspetti- dei cittadini riguardo la conoscenza dell’economia e della politica generale per illuderli con false promesse.

Ma la rivolta dei Forconi è giusta? E’ vero che i nostri politici sono disinteressati e soprattutto che ingannano i cittadini autodichiarandosi difensori del popolo e facendosi credere pronti all’ascolto? Ho portato un piccolo esempio in merito, riguardo ad una “moda” che sta coinvolgendo moltissimi politici: i social network e i blog. “D’altra parte, tra i 342 parlamentari presenti su Facebook, tra i 220 che dispongono di un sito web e tra i 139 (pochini) che gestiscono un blog, non sono molti quelli disponibili a dialogare con i cittadini. Tanto è vero che sui blog il numero medio delle risposte del parlamentare ai commenti da lui lasciati non supera una media di due unità, quantomeno nel periodo della ricerca (gennaio-febbraio 2011). I parlamentari sono molto più interessati a rilanciare i propri pensieri e pensierini, piuttosto che ascoltare quelli degli altri, con un web inteso – scrive la Bentivegna – come «status symbol da utilizzare per costruirsi un’immagine al passo con i tempi», piuttosto che per «attivare canali comunicativi con i cittadini». Certo, il motivo principale di questa disaffezione è da ricercarsi, una volta ancora, in un sistema elettorale che, affidando l’elezione in Parlamento al giudizio insindacabile dei leader di partito, rende sostanzialmente ininfluente uno dei momenti decisivi in una democrazia: il rapporto tra parlamentari e cittadini” (www.lastampa.it). Atteggiamento non molto differente da quello del nostro Ferrer.

Un’altra analogia riscontrabile è il metodo utilizzato dai due movimenti al fine di dimostrare il disagio dei cittadini. Si tratta in entrambi i casi di un gesto violento. Sono simili anche i provvedimenti delle forze dell’ordine e la reazione dei cittadini a quest’ultime.

I fatti si riferiscono al periodo compreso tra il 9 e l’11 dicembre 2013 quando, anche ad Andria e a Barletta, si tennero diverse manifestazioni di aderenti al movimento dei Forconi, durante le quali i partecipanti ai cortei, con violenza, imposero la chiusura di numerosi esercizi commerciali e tentarono di imporre la serrata a una banca, azione quest’ultima che fu impedita dall’intervento delle forze di polizia.
Le misure cautelari sono state eseguite dalla polizia: 17 ad Andria e otto a Barletta. Complessivamente sono una cinquantina gli indagati la cui posizione è al vaglio della magistratura. I reati contestati sono di violenza privata, minaccia e resistenza a pubblici ufficiali
(TGCOM24).

Mettendo a confronto anche questo ultimo articolo di giornale con il testo di Manzoni sopra riportato possiamo evidenziare una comune matrice, più o meno potente, di violenza sia da parte della polizia, sia da parte dei rivoltosi. Vi è comunque una sola differenza: mentre i Forconi sono stati i primi a dimostrarsi aggressivi, nella rivolta del 1628 furono i fornai, ovvero coloro che erano stati attaccati dal popolo, ad essere violenti, minacciando i ribelli e poi lanciando pietre dalle finestre.

Dopotutto le due rivolte possono essere viste come identiche già a primo impatto: sono o non sono entrambe rivolte popolari?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...