“DIRE UN NO SCANDALOSO, O RIPETERE UN SÌ TANTE VOLTE DETTO”

di Giulia (V ginnasio, sez. E)

Molto spesso ci capita di trovarci di fronte a un bivio, di dover prendere una decisione che sia più o meno importante. Può trattarsi di una semplice scelta giornaliera, come decidere se prendere un autobus per andare a scuola o recarcisi a piedi. Ma può anche capitare di dover scegliere rispetto a una situazione che può cambiare la nostra vita o può addirittura condizionare quella di un’altra persona, magari a noi cara. Questo è quello che accade a un personaggio della serie televisiva Grey’s Anatomy, durante il quinto episodio della decima stagione.

La nota serie TV tratta gli avvenimenti che accadono all’interno di un ospedale di Seattle, insieme alle vite private di un gruppo di medici. Durante questo episodio arriva in pronto soccorso una ragazza, Liz, dopo un incidente di parapendio, accompagnata dalla sorella minore, Donna. La situazione degenera e Liz ha quindi bisogno di un nuovo rene. Mentre la dottoressa chiede quindi informazioni alla sorella minore, scopre che quest’ultima è una “bambina donatrice”, cioè è stata appositamente concepita dai genitori, compatibile con la sorella, per donarle organi, di cui la sorella maggiore ha bisogno a causa di una malattia, l’anemia aplastica, scoperta all’età di due anni.

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Quel che è mio, è suo. I miei genitori mi hanno voluto solo per salvare lei”  ammette Donna.

Dopo la guarigione, la primogenita ha iniziato quindi a fare sport estremi, per recuperare il tempo perduto e la sorella minore, pur non essendone obbligata ha continuato all’occorrenza a donarle le sue parti del corpo.

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“Non è più necessario che tu doni pezzi di ricambio a tua sorella”  cerca di convincerla la dottoressa.

“Posso dire di no? chiede Donna.

“Puoi dire di no!” risponde la dottoressa.

In un primo momento, Donna è decisa a ribellarsi da questa “schiavitù”, ma alla fine accetta come aveva già tante altre volte fatto.

La situazione nel decimo capitolo dei Promessi Sposi non è molto differente. Manzoni sta descrivendo la vita di Gertrude, figlia di un principe milanese che fin da piccola è stata educata in un convento per essere preparata alla monacazione. Bambole vestite da monaca furono i primi balocchi che li si diedero in mano; poi santini che rappresentavano monache[…]” (cap. IX “I Promessi Sposi”). Gertrude quindi dopo una sofferta adolescenza, con desideri ben diversi da quelli che le vengono imposti, arriva alla giusta età per diventare monaca, come pretende tutta la sua famiglia. “Dopo dodici mesi di noviziato, pieni di pentimenti e di ripentimenti, si trovò al momento della professione, al momento cioè in cui conveniva, o dire un no più strano, più inaspettato, più scandaloso che mai, o ripetere un sì tante volte detto; lo ripetè, e fu monaca per sempre” (cap. X “Promessi Sposi”).

In entrambi i casi i due personaggi, della serie TV e del noto romanzo storico, cercano di rimanere sul sicuro, così sopprimendo la propria volontà e i propri desideri, accettano ciò che viene loro imposto da una figura maggiore. Sicuramente entrambe, in questo modo, al bivio prendono la strada più corta, quella dritta e senza ostacoli, quella che però non avrebbero mai preso se non fossero state condizionate. Ma che senso ha vivere una vita decisa da altri?

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