UN DON ABBONDIO SALENTINO


di Francesca e Samantha (V ginnasio, sez. G)

“Felice si mise la testa fra le mani e la sentì pesante come una palla da bowling, anche se lui a bowling non ci aveva giocato mai […] Lina Magnano finì il suo racconto trafelato e lo scrutò. Felice scosse la testa […] si schiarì la gola e finalmente parlò […] «Suo figlio, temo per la vita di suo figlio e…» «Padre, allora anche voi, come me, sospettate? Ah misericordia!» «Avevamo provato a tenerla a bada con il rosario, ma il diavolo s’è mostrato più forte e alla fine l’ha soggiogata.» «E il bambino che tiene in grembo?» «Perché, sorella mia, davvero credete che il diavolo partorisca cristiani?» «Non ci ho pensato. Volete dire che partorirà un altro diavolo?» «Di certo non partorirà un bambino. Le donne che diventano schiave del demonio non possono partorire una vita normale. Presto abortirà, ma nel frattempo avrà sposato suo figlio». «Oddio» «E a quel punto come farete a mandarla via?» «Ci accadrà un simile sfacelo? Ma… e Santino?» «Per suo figlio non si deve preoccupare, è vittima di un sortilegio, di un incantesimo demoniaco che noi, mi duole dirlo, avevamo sottovalutato» […]”

(EVA CLESIS, Parole sante)

“-Ma mi spieghi una volta cos’è quest’altra formalità che s’ha da fare, come dice; e sarà subito fatta. Sapete voi quanti siano gli impedimenti dirimenti? Che vuol ch’io sappia d’impedimenti? Error, conditio, cognatio, crimen Cultus, disparitas vis, ordo, ligamen, honestas, Si sis affinis,…- cominciava don Abbondio, contando sulla punta delle dita. Si piglia gioco di me? – interruppe il giovine. – Che vuol ch’io faccia del suo latinorum? – Dunque, se non sapete le cose, abbiate pazienza, e rimettetevi a chi le sa.

(ALESSANDRO MANZONI, I Promessi Sposi)

Nel dialogo Padre Felice cerca di convincere l’anziana signora Lina Magnano, molto religiosa e superstiziosa, del fatto che la compagna di suo figlio Santo sia posseduta dal demonio.

In questo colloquio don Abbondio prova a confondere Renzo parlando in Latino, lingua che il ragazzo non conosce.

Non vi sembra che le due situazioni siano molto simili?

Nel corso dell’anno scolastico abbiamo letto alcuni testi, tra i quali il romanzo storico “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni e il romanzo noir “Parole sante” di Eva Clesis. A nostro avviso il don Abbondio del primo e il padre Felice del secondo hanno molto in comune!

Entrambi sono parroci di paese. Don Abbondio è il parroco di un paesino nei pressi di Lecco nel quale abitano anche i protagonisti del romanzo di Manzoni, Renzo e Lucia; padre Feliceè il prete della parrocchia di Santa Caterina che si trova nell’immaginario paese salentino di Comasia.

Sia padre Felice che don Abbondio, nel corso delle vicende, anche se per ragioni diverse, ci vengono descritti come persone molto paurose. Mentre la paura del parroco manzoniano deriva da ciò che le sue azioni potrebbero causare, il timore del prete salentino è quello di prendersi la responsabilità di ciò che il suo operato ha causato.

Tutti e due spesso usano le proprie competenze e la propria posizione per raggirare chi, a differenza loro, non ha avuto un’adeguata istruzione, come si può vedere nelle due situazioni riportate nella tabella.

Un’ulteriore somiglianza trale due personalità è che entrambi sono diventati preti non per vocazione ma per interesse: don Abbondio desidera difendersi e allontanarsi dalle difficoltà della vita e padre Felice intende raggiungere il suo scopo, ovvero appropriarsi di Villa Magnano.

Dalle argomentazioni precedenti quindi si può affermare che le figure dei due preti, quello manzoniano e quello ideato da Eva Clesis, non sono poi così diverse e che si possono riscontrare delle affinità tra un romanzo storico ritenuto noioso dagli studenti della scuola italiana e un romanzo di genere attuale, e quindi considerato più interessante, come può essere un noir.

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5 thoughts on “UN DON ABBONDIO SALENTINO

  1. Francesca Gattucci ha detto:

    Volevamo ringraziarla per questo bellissimo commento riguardo al nostro lavoro e siamo contente che abbia apprezzato il confronto tra i due personaggi, molto importanti e molto simili in due contesti completamente diversi.
    Siamo, inoltre, onorate di poter lavorare a questo progetto e avere la possibilità di confrontarci e scambiare opinioni con esperti appassionati come lei.
    Francesca e Samantha

    • Pasquale Guerra ha detto:

      Sono contento di poter annunciare che Eva Clesis ritornerà presto a Perugia in occasione di un evento speciale. Nel fine settimana dal 13 al 15 giugno, la Rai – Radio Tre organizzerà un vero e proprio festival della radio inserendo, oltre alla propria programmazione, eventi esterni come alcune presentazioni di autori. Abbiamo pensato di invitare Eva Clesis per parlarci ancora di PAROLE SANTE. Alla luce delle vostre letture e degli approfondimenti che hanno caratterizzato il vostro intenso lavoro ci era sembrato non irrilevante poter nuovamente confrontarci con la scrittrice. Grazie a voi.
      Eva Clesis sarà il sabato 14 giugno nel pomeriggio in piazza IV novembre.

  2. EvaClesis ha detto:

    Arrivo con ritardo alla lettura di questo confronto molto interessante, non soltanto lusinghiero, ma anche vero. La figura di padre Felice negli atteggiamenti si ispirava al personaggio di manzoniana memoria. Sono contenta che due studentesse siano state così brave da aver colto lo spunto, che per quanto classico possa essere, non è mai sorpassato.

    • Francesca Gattucci ha detto:

      La ringraziamo davvero tanto per essersi interessata al nostro lavoro e siamo entusiaste di sapere che la nostra intuizione sia risultata veritiera.
      Siamo contente di poterle dire che il suo romanzo ci è piaciuto molto anche perchè ci ha dato la possibilità di veder rivivere un personaggio tanto faticosamente studiato in un contesto narrativo moderno e appassionante.
      Francesca e Samantha

  3. Pasquale Guerra ha detto:

    E’ sorprendente imbattersi in un commento del genere. Francamente non avrei mai pensato a legare insieme don Abbondio e Padre Felice. In effetti, a pensarci bene, manca a entrambi quella vocazione che per sua natura rende il sacerdote unico e diverso da altri, tutto teso alla salvezza delle anime a lui custodite piuttosto che a quella della propria persona, Anche l’uso della parola tesa a confondere, a convincere più che a rendere chiaro e aperto un problema che, nel caso del primo come in quello del secondo, sembra essere non di secondo piano.
    Il lavoro di Francesca e Samantha è da apprezzare, come altri in questo sito perché si cerca, in un certo senso, di conciliare il presente con il passato senza forzature, perché il passato possa parlarci ancora e portarci a comprendere meglio il nostro quotidiano.
    P.Guerra

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