BOLT “pie’ veloce”

di Diletta (V ginnasio, sez. G)

 Bolt  Achille

Usain St Leo Bolt è l’uomo più veloce del mondo e di tutti i tempi, è un velocista giamaicano ed è l’unico ad aver vinto due ori in due specialità, in diverse olimpiadi.

Le sue imprese monopolizzano l’attenzione della stampa: alle Olimpiadi di Londra 2012 “Bolt vince anche i 200 e zittisce il mondo” intitola “La Stampa” e ai mondiali di Mosca “Ottava medaglia di Bolt, Giamaica miniera d’oro” annuncia “Il Giornale” ,Spegnete le tv, ci rivediamo il prossimo anno», ve lo dice Usain Bolt. Non ci poteva essere miglior immagine per chiudere i mondiali di Mosca: Bolt che fila come un siluro sul traguardo, solitario e immenso nel suo triplette, molla il bastoncino giallo della staffetta, alza le braccia quasi ad abbracciare il mondo.” La sua figura mi ricorda l’eroe greco Achille, descritto innumerevoli volte con l’epiteto “piè veloce” e considerato l’eroe più valoroso tra i Greci. Così Nestore diceva ad Agamennone: “Ci serve Achille con i suoi Mirmidoni. Quello è venuto al mondo per stroncare vite. Quante battaglie abbiamo vinto grazie alla sua spada? Ci serve il guerriero più grande.” Così pure Agamennone riferito ad Achille che combatte: “Guardatelo, arraffa tutta la gloria” e direttamente a lui  “Tu non sai cos’è la paura”.

In primo luogo la prestanza fisica: il guerriero antico e l’atleta moderno si assomigliano certamente, poiché la guerra antica richiedeva, ancor più di quella moderna, delle doti di forza ed elasticità pari almeno a quelle di un competitore sportivo moderno ai più alti livelli.

Bolt quando scende nel suo campo di battaglia, la pista di atletica, mostra di non aver alcun timore né di se stesso né degli avversari, esattamente come Achille, il quale, ben consapevole delle sue particolari capacità e della sua invincibilità, non ha mai mostrato alcuna incertezza, né ha mai tremato davanti al nemico. Entrambi provocano in chi li guarda una sensazione di potenza estrema e magnifica.

Ambedue mostrano di avere un vero e proprio carisma, che arriva quasi a soggiogare i loro avversari e nello stesso tempo a rincuorare i loro compagni. Infatti, Bolt come Achille, quando scende in campo, con la sua sola presenza, mette in difficoltà gli altri concorrenti, intimidendoli con la sua forte personalità e con i suoi atteggiamenti, tanto da fargli ottenere così già una mezza vittoria, senza neppure combattere.

Entrambi sfruttano questa loro dote per esaltare la loro grandezza, nella consapevolezza di una vittoria sicura.

Non gli basta solo vincere, vogliono predominare prima, durante e dopo la prova, perché in ogni momento vogliono essere gli unici protagonisti indiscussi: Achille, infatti, nelle battaglie è sempre avanti a tutti;Bolt prima della gara attira l’attenzione di tutto il mondo con i suoi gesti plateali, gli scherzi con i suoi assistenti e con la sua spensieratezza, mentre quando corre catalizza l’attenzione di tutti per la forza e l’energia che esprime.

Achille sul carroEntrambi non vogliono che in alcun momento la propria gloria possa essere offuscata e vivono una realtà differente rispetto a quella cupa e pensierosa dei loro avversari, intimoriti dalla loro presenza, destinati alla sconfitta.

Gli avversari di Bolt appaiono dei moderni  Ettore, a cui va l’ onore di non comportarsi da vigliacchi e di scendere comunque in campo, pur avendo la consapevolezza di essere destinati a perdere.

Bolt al traguardo

Anche nel momento decisivo i due eroi si assomigliano: l’eroe antico e quello moderno quando devono mostrare veramente le loro doti  diventano implacabili “macchine da guerra” e portano a termine ciò che sono destinati a fare nella maniera più rapida e decisa possibile: vincere. 

La consapevolezza delle loro doti li costringe a esprimere il meglio di sé in ogni momento, ma soprattutto in quello della competizione, in cui il carisma che hanno mostrato prima diventa un’ inconfutabile realtà.

Bolt ha anche cambiato il modo di presentarsi al mondo dell’atleta, ha trasformato il semplice campione in una star, decidendo lui quando e come apparire. Anche Achille determina le sorti della guerra quando si rifiuta di combattere, perché Agamennone non vuole compiacerlo, sottraendogli Criseide, e condanna i greci alla sconfitta.

I Mirmidoni di Achille, come i Giamaicani di Bolt, vivono nella sicurezza di condividere il destino immortale dei loro capi e nulla temono fino a quando saranno guidati da loro.

Questi due grandi eroi hanno scelto il loro destino, guadagnandosi l’immortalità e la gloria: sui campi di battaglia l’eroe greco, sulle piste d’atletica il velocista giamaicano, l’Achille nero.

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One thought on “BOLT “pie’ veloce”

  1. G.C. ha detto:

    Mi è piaciuto molto l’accostamento tra Achille e Bolt, lo trovo interessante e secondo me sei stata brava a trovare le similitudini nel modo di affrontare la sfida e nell’esempio che trasmettono a chi li osserva (chissà se persino Achille con qualche telecamera davanti si sarebbe concesso qualche posa plastica da star ?!). Ah …. secondo me Carl Lewis “il Figlio del Vento”, è riuscito anche lui nell’impresa di vincere due ori in due diverse Olimpiadi perché nell’84 ne vinse ben quattro e nell’88 ne vinse solo una ma perché Ben Johnson, che arrivò primo nei 100 m., si era dopato e infatti il titolo olimpico gli venne assegnato successivamente. Visto che parliamo di eroi, mi sembrava doveroso sottolineare che la storia delle Olimpiadi ci insegna che ci sono molti vincitori, ma solo chi combatte con le proprie forze, seguendo le regole, può essere anche un esempio. G.C.

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